The Grice Club

Welcome

The Grice Club

The club for all those whose members have no (other) club.

Is Grice the greatest philosopher that ever lived?

Search This Blog

Tuesday, September 1, 2020

Grice e Calderoni

Mario Calderoni Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Jump to navigationJump to search Mario Calderoni (Ferrara, 30 giugno 1879 – Imola, 14 dicembre 1914) è stato un filosofo italiano. Fu un teorico del diritto italiano (pragmatismo analitico italiano).   Indice 1 Biografia 2 Posizioni filosofiche 3 Posizioni giusfilosofiche 4 Bibliografia 5 Altri progetti 6 Collegamenti esterni Biografia Questa voce è da wikificare Questa voce o sezione sull'argomento filosofi non è ancora formattata secondo gli standard. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia. Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Mario Calderoni nasce a Ferrara nel 1879. Fino alle scuole secondarie studia a Firenze e si laurea nel 1901 in Diritto, all'Università di Pisa, con la tesi I Postulati della Scienza Positiva ed il Diritto Penale; collabora alle riviste Il Regno e Leonardo, su cui scrive una serie di articoli, in autonomia o in collaborazione col maestro Giovanni Vailati. Presenta comunicazioni in diversi Congressi internazionali: Monaco (1896), Parigi (1900) e Ginevra (1904); mantiene contatti e scambi culturali con intellettuali di notorietà mondiale: D. Halévy, Boutroux, Russell, Couturat, Brentano, Ferrari, Pikler, Mosca, Pareto, Croce, Juvalta, C.S. Peirce e molti altri. Nel 1906 scrive il volumetto Disarmonie economiche e disarmonie morali; successivamente, nel 1909, ottiene una libera docenza in Filosofia Morale all'Università di Bologna, dove con l'anno accademico 1912/13 tiene un corso sul pragmatismo dal titolo Teoria Generale dei valori. Tra il 1909 ed il 1910 scrive - in collaborazione con Giovanni Vailati- il volume Il Pragmatismo, raccolta di tre articoli introdotti nella Rivista di Psicologia applicata (Le origini e l'idea fondamentale del Pragmatismo; Il Pragmatismo ed i vari modi di non dir niente; L'arbitrario nel funzionamento della vita psichica), che uscirà nel 1918. Morto il maestro Vailati nel 1909, col 1914 Calderoni, trascorsa l'estate a Rimini a curare i sintomi d'una bruttissima depressione, ritorna a Firenze, dove inizia nuovamente il corso universitario su Teoria Generale dei valori all'Istituto di Studi Superiori, senza riuscire a terminarlo, dal momento che, a causa di un aggravamento repentino dell'esaurimento mentale, abbandona la docenza. Muore a soli 35 anni in una casa di salute ad Imola, il 14 dicembre del 1914.  Posizioni filosofiche Mario Calderoni mette sotto analisi e in correlazione senso comune e scienza attraverso lo strumento meta-discorsivo della filosofia, intendendo costruire conoscenza e scienza coi mattoni della teoria della mente, e usando come riferimenti culturali analisi brentaniana di stati mentali e teoria dinamico-funzionale della mente di James e di Pikler [articoli di riferimento sono due: è con La Previsione nella teoria della conoscenza, del 1907, che Calderoni intende analizzare condizioni di verità e condizioni di validità della conoscenza, sia discernendo enunciazioni sensate da non-sensi sia indicando un metodo di verificazione, nell'istanza verificazionista di illustrare a fondo i meccanismi della conoscenza (verificazione e verità), oltre all'obiettivo – come accade anche nel Peirce- di avvicinare teoria della conoscenza e semantica dei discorsi (verità e senso); ed è col successivo articolo L'arbitrario nel funzionamento della vita psichica che Calderoni, accettata l'eredità vailatiana, intende mostrare l'esistenza di una stretta connessione tra attività conoscitive dell'uomo comune ed attività conoscitive dello scienziato, accostando tale articolo teoria della mente e teoria della scienza]. La lettura sinottica dei due testi conduce a riconoscere nel nostro autore la tendenza a costruire una teoria della mente caratterizzata da riferimenti costanti alla teoria della conoscenza e alla teoria della scienza.  Precorrendo semiotica moderna e verificazionismo schlickiano, costui – sulla scia di una certa tradizione continentale e americana indicata dal maestro Vailati- riconosce nei discorsi umani un trait d'union irresistibile tra senso e verità, e ri-definisce la norma di Peirce come norma di senso e norma di verificazione [articoli di riferimento sono due: col breve Il senso dei non sensi, del 1905, Calderoni intende esaminare cosa sia senso di una enunciazione e se esista un unico criterio idoneo a differenziare enunciazioni sensate da non-sensi o a costruire un concreto metodo di verificazione, unendo all'istanza semantica di attribuire un senso ai vari modelli di mezzo comunicativo inter-individuale il sincero desiderio analitico di rinvenire rimedi sicuri contro l'indeterminatezza naturale di termini, enunciazioni e discorsi umani, ed essendo cassa di risonanza all'obiezione contestualistica vailatiana contro l'atomismo semiotico dominante; nel successivo articolo Il Pragmatismo e i vari modi di non dir niente – totalmente debitore alla Prolusione vailatiana al corso di Storia della meccanica Alcune osservazioni sulle questioni di parole nella storia della scienza e della cultura - il nostro autore mostra di essere abile concretizzatore dell'eredità vailatiana tentando di mettere in stretta combinazione intuizione dell'artificialità dei discorsi umani e nozione di analisi semantica come “rimedio” all'indeterminatezza dei mezzi di comunicazione. La lettura sinottica dei due testi conduce a riconoscere in Calderoni tendenze a costruire una teoria dei discorsi umani caratterizzata da riferimenti a convenzionalismo e contestualismo, a rifiutare derive “essenzialistiche” nell'uso di termini ed enunciazioni e a sottolineare la valenza farmaceutica dell'analisi semantica.  Posizioni giusfilosofiche L'etica, nella sua dimensione totale, è tematica centrale nella riflessione culturale calderoniana, introducendo costui una modalità rivoluzionaria di considerare tale materia; nel nostro autore – e in altri autori d'ambiente simile come Juvalta e Limentani - la tradizionale distinzione tra etica normativa ed etica descrittiva è considerata insufficiente. Calderoni si mostra sostenitore di un orientamento innovativo in merito al discorso sullo statuto dell'etica: se l'etica normativa domina l'intero corso della storia dell'etica umana, il riconoscimento della valenza descrittiva dell'etica è ricorrenza teoretica dell'intero ottocento, avendo effetto sulla cultura ottocentesca la tendenza rinascimentale a considerare l'etica come una scienza. L'Ottocento concretizza antecedenti tendenze ad estendere all'ambito dell'etica i metodi delle scienze naturali e delle scienze sociali. Questa intuizione e il riconoscimento della centralità dell'analisi conducono Calderoni ad introdurre e sostenere un nuovo modello di statuto dell'etica: etica è una scienza costituita dai tre rami della meta-etica, dell'etica descrittiva e dell'etica normativa. Più che al discorso meta-etico, la narrazione di Calderoni si orienta verso l'etica descrittiva e normativa; in merito alla meta-etica non esiste un discorso diretto dei nostri due autori, laddove invece etica descrittiva e etica normativa sono esaminate con riferimenti diretti ed attraverso articoli mirati [articoli a cui si rinvia - senza tener conto della tesi di laurea I Postulati della Scienza Positiva ed il Diritto Penale dove è comunicata una visione immatura e non ancora coerente dell'etica- sono: con Du role de l'évidence en morale, del 1904, Calderoni introduce una coerente critica dell'etica normativa tradizionale mettendo sotto esame utilitarismo e kantismo etici, e con l'articolo successivo De l'utilité “marginale” dans les questions d'etìque, del 1904, introduce un tentativo di indicare un'etica descrittiva che si serva dello strumentario dell'economia; tali tentativi si concretizzano nello scritto Disarmonie economiche e disarmonie morali, contenente estesi accenni a tutti i rami della nuova scienza e mirando ad estendere in maniera definitiva all'etica lo strumentario della recente scienza economica; in L'imperativo categorico, del 1906, c'è la reazione calderoniana a neokantismo etico e ad un articolo di Croce in cui si recensiva, con molte riserve, Disarmonie; con i brevi La filosofia dei valori, del 1910, ed Il filosofo di fronte alla vita morale, del 1911, ci si limita a riassumere tematiche e discussioni antecedenti, introducendo chiarimenti ed attuando delucidazioni]. La lettura sinottica dei testi di Calderoni e Vailati mi conduce ad indicare l'esistenza di tre aree tematiche essenziali: a] un discorso sulle funzioni e sullo statuto dell'etica (meta-teoria etica), b] un dibattito sul senso di termini, enunciazioni e discorsi morali e c] una discussione su funzionamento effettivo ed ideale di un sistema morale (etica descrittiva e normativa); Calderoni si chiede cosa sia l'etica, che senso abbiano i suoi discorsi e che modello di normatività essa abbia, e si domanda come descrivere in maniera esauriente i cosiddetti mercati etici o come massimizzare l'incidenza dello scienziato della morale nella modificazione delle scelte sociali.  Più che Vailati, è Calderoni ad estrinsecare l'«atteggiamento» giuridico del Pragmatismo italiano, nella sua riflessione ius-criminalistica sulle nozioni di volizione, libertà e responsabilità. La discussione in merito alle relazioni tra volizione e diritto è fervente all'interno della cultura italiana dell'Ottocento: secondo Scuola Classica del diritto criminale volizione umana è base del momento d'attribuzione della sanzione, in connessione al “libero arbitrio”; secondo Scuola Positiva del diritto criminale è necessario sconnettere tale nozione dal concetto di “libero arbitrio”, non esistendo azioni incausate (scevre da coazione) e cadendo volizione insieme a “libero arbitrio”. Calderoni affronta il dilemma della volizione (distinzione tra atti volontari e involontari) all'interno del suo cammino di chiarimento e ridiscussione dei termini di discorso ordinario e discorsi tecnici, stimolato da alcune antecedenti intuizioni del maestro Vailati; e analizza tale dilemma in due diversi momenti della vita, nella tesi di laurea I Postulati della Scienza Positiva ed il Diritto Penale, del 1901, e sia nell'articolo leonardiano Credenza e volontà. Intorno alla distinzione fra atti volontari ed involontari, del 1905, sia in un successivo contributo su altra rivista La volontarietà degli atti e la sua importanza sociale, del 1907]. La tesi di laurea di Mario Calderoni introduce un'analisi culturale ricchissima di riferimenti al diritto e immersa nello scenario storico del conflitto ottocentesco tra determinismi ed indeterminismi. Il dibattito tra scuola classica italiana (classici) e Positivisti sulle condizioni teoretiche del diritto criminale evidenzia il tentativo «conciliazionista» calderoniano di mediare tra due diversi modi di intendere libertà, sanzione e metodo scientifico, ricorrendo ad un uso attento della ri-definizione tanto caro a Vailati e all'intera analitica novecentesca. Pescando dalla metodica analitica lo strumento della ri-definizione – mutuato dal maestro Vailati e riassunto con estrema abilità nella recensione al volume I presupposti filosofici della nazione del diritto di Del Vecchio -, Calderoni avvia un tentativo di «conciliazione» tra scuola classica e Positivisti, in cui «[…] la riflessione sul libero arbitrio e il diritto di punire costituisce la premessa per affrontare con un chiaro apparato concettuale l'ulteriore questione dei metodi di studio del diritto penale», attraverso un'esaustiva ridiscussione dei binomi libertà/ causazione (momento di attribuzione del delitto), tutela/ difesa (momento di esecuzione della sanzione) e metodo astratto/ concreto (momento di determinazione del delitto); il nostro autore riconosce:  Due sono i punti teorici fondamentali nei quali la scuola positiva si pone come avversaria alla classica. L'uno è rappresentato dalla questione del libero arbitrio, l'esistenza del quale la scuola “classica” postula come fondamento della imputabilità, mentre è dall'altra scuola negata. L'altro punto è la “giustificazione” del diritto di punire, che l'una pone nella giustizia, l'altra nell'utilità, nella necessità in cui si trova la società di difendersi dai suoi nemici.  Per misurare la nozione di «responsabilità» introdotta nell'orizzonte culturale italiano d'inizio secolo scorso da Mario Calderoni, è necessario muoversi tra due contributi calderoniani scarsamente esaminati dalla dottrina moderna (I Postulati della Scienza Positiva ed il Diritto Penale del 1901 e Forme e criteri di responsabilità del 1908), senza trascurare come tale concetto mai si distacchi dalla distinzione vailatiana tra atti volontari e involontari o dal binomio libertà/ causazione, tanto cari al dibattito ottocentesco tra Positivisti e scuola classica italiana del diritto criminale. Gli accenni vailatiani e calderoniani ai temi della volizione, causazione, libertà confluiscono – alla luce dell'attento ed autonomo esame dell'autore ferrarese- in un'assai moderna definizione del concetto di «responsabilità», in cui  Il “negatore del libero arbitrio” che non sia vittima di equivoci sul valore di tal negazione, sarà portato invece a vedere nella libertà e responsabilità, qualità esistenti nell'uomo, ma analoghe alle altre, atte cioè ad essere studiate nella loro genesi e nella loro evoluzione, suscettibili di gradazioni infinite, e subordinate alla presenza di certe condizioni e concomitanti, a concepire in altri termini la responsabilità piuttosto dinamicamente ed evoluzionisticamente, che staticamente.  Pur se tale concetto sottenda contaminazioni etiche d'inaudita modernità e benché in Forme e criteri di responsabilità sia delineata l'idea dell'esistenza di un confine sottile tra morale e diritto, il nostro autore – nascendo come teorico del diritto- si mantiene saldo nel declinare come il termine «responsabilità» si usi all'interno dell'universo di diritto criminale e diritto civile; nella trattazione calderoniana «responsabilità» si immette – come in Hegel / Weber - nel contesto della vita statale o sociale e si smarca – come nel «marxismo occidentale» moderno e in Lévinas - dai risvolti individualistici dell'etica antica. Calderoni – nell'incipit di Forme e criteri di responsabilità- scrive:  Pochi termini trovano, in ogni campo della vita sociale, così larga applicazione come il termine responsabilità. L'”andar soggetto a responsabilità” è la sorte, spiacevole o piacevole, di chiunque vive nella compagnia dei propri simili e si trovi in una data compagnia di dati suoi simili; e nulla potrebbe meglio servire a distinguere l'uomo vivente in società da un ipotetico uomo “vivente in stato di natura” che l'essere il primo avvolto in una fitta rete di responsabilità. Responsabilità se ne trovano dovunque gli uomini vengano in urto o in conflitto fra di loro […].  La riflessione calderoniana incentrata sulla strada della critica sia nei confronti del nazionalismo corradiniano sia nei confronti del socialismo rivoluzionario si innesta su un contesto storico e culturale - come l'Italia di Giolitti d'inizio novecento - caratterizzato dalla intensa dialettica civile tra nazionalismi e socialismi, e, all'interno di essa, tra visioni moderate (nazionalismo liberale e socialismo riformista) e concezioni estreme (nazionalismo estremo e socialismo rivoluzionario). «Gli interventi di Calderoni pubblicati sulla rivista di Corradini – scrive M. Toraldo di Francia- possono distinguersi dal punto di vista dei contenuti e cronologicamente in due gruppi: del primo fanno parte gli articoli polemici nei confronti del nazionalismo propagandato dalla rivista, nel secondo invece si collocano gli ultimi due scritti, di impronta nettamente antisocialista […]» . La via dell'analisi sul nazionalismo moderato (liberale e liberista) – sondata nelle recensioni vailatiane a Pareto, Dumont, Trivero, Tombesi, Pierson, Einaudi, Rignano e Landry - è battuta da Calderoni in maniera minuziosa alla luce dei due articoli Nazionalismo antiprotezionista? (1904) e Nazionalismo borghese e protezionista (1904), nella direzione d'una estesa accusa al nazionalismo corradiniano; moderati dall'interesse vailatiano verso il socialismo riformista, internazionalista, e non materialista di darwinismo sociale kiddiano e anti-materialismo effertziano, i moniti critici del nostro autore nei confronti del socialismo rivoluzionario si estrinsecano invece con consueta chiarezza nei due contributi La questione degli scioperi ferroviari (1904) e La necessità del capitale (1905). Dalle colonne della rivista corradiniana Il Regno, Calderoni – sulla scia del moderatismo del maestro Vailati - tenta di maturare una concezione intermedia tra estremismi di “destra” e di “sinistra”, idonea a sacrificare valori e ideali della «borghesia» italiana alla tutela del bene comune dell'intera nazione, in nome della necessaria vitalità di un'industria e di un'economia in inarrestabile ascesa internazionale; a detta del nostro autore – contra Prezzolini- si deve sacrificare il bene comune dei ceti sociali abbienti sull'altare del bene nazionale:  Per me personalmente, che mi sento anzitutto italiano e poi borghese, mi auguro che l'Italia sappia sbarazzarsi di tutti gli elementi dannosi ed infecondi che la dissanguano e la opprimono; dovesse anche, in questo processo di eliminazione, andar sacrificata buona parte della borghesia attuale, per essere sostituita (attraverso il meccanismo democratico) da elementi più vitali e più utili che sono veramente gli interessi della Patria.  Bibliografia M. Calderoni, Scritti, Firenze, La Voce, 1924, voll. I e II M. Toraldo di Francia, Pragmatismo e disarmonie sociali: il pensiero di Mario Calderoni, Milano, Angeli, 1983 A. Di Giovanni (a cura di), M. Calderoni- Scritti sul Pragmatismo, Roma, Bonanno Editore, 2007 I. Pozzoni, Il pragmatismo analitico italiano di Mario Calderoni, Roma, IF Press, 2009 Fulvio Papi, CALDERONI, Mario, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 16, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1973. Modifica su Wikidata Altri progetti Collabora a Wikisource Wikisource contiene una pagina dedicata a Mario Calderoni Collabora a Wikiquote Wikiquote contiene citazioni di o su Mario Calderoni Collegamenti esterni Mario Calderoni, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata Mario Calderoni, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Modifica su Wikidata Opere di Mario Calderoni, su openMLOL, Horizons Unlimited srl. Modifica su Wikidata (EN) Opere di Mario Calderoni, su Open Library, Internet Archive. Modifica su Wikidata Controllo di autorità VIAF (EN) 1157608 · ISNI (EN) 0000 0000 6118 8853 · SBN IT\ICCU\RAVV\084311 · LCCN (EN) n82250797 · GND (DE) 131880551 · BNF (FR) cb12075737c (data) · BAV (EN) 495/161716 · WorldCat Identities (EN) lccn-n82250797 Biografie Portale Biografie Diritto Portale Diritto Categorie: Filosofi italiani del XIX secoloFilosofi italiani del XX secoloNati nel 1879Morti nel 1914Nati il 30 giugnoMorti il 14 dicembreNati a FerraraMorti a Imola[altre]

No comments:

Post a Comment