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Monday, April 5, 2021

Grice e Ceretti: gesto communicativo

 OPERE DI PIETRO CERETTI PARTE TERZA. Lo Spirito o la Coscienza spirituale . Senso e pensiero e la loro distinzione. $ 117. Qui dobbiamo caratterizzare definitivamente la distin zione del senso e del pensiero. Il senso non può supporsi astratto dalla Coscienza ; perocchè in questo caso sarebbe un senso che non sente, ma può supporsi astratto dalla Coscienza del senso ; perocchè la Coscienza e il senso possono funzionare indistinta inente . Finchè la Coscienza non si distingue categoricamente dal proprio oggetto , è una coscienza identica alla sua forma esteriore, la quale è una sensibile esistenza. Quando però la Coscienza si distingue categoricamente dal proprio oggetto, allora dice : Io sono e l'oggetto è. Io sono quello che sono, e l'oggetto quello che è , cioè l’lo e il non - lo siamo due termini distinti . Quest'idea fondamentale che si percepisce un lo è la soggettività ossia la nascita dello spirito ( 1 ) . ( 1 ) Quando Ceretti dice qui nascita dello spirito, intende dire nascita del pensiero, facendo consistere la spiritualità specialmente in questo. A con ferma di ciò, si noti, primamente, che in questo paragrafo ei vuole fare appunto la distinzione di senso e pensiero; secondamente, che nel susseguente paragrafo, parlando dei momenti dello spirito , vi accoglie il principio sensitivo non come pura e semplice sensazione, ma come sentimento. Sulla predetta distinzione, del resto , ritorna nei paragrafi susseguenti ( 122 e ss . ) . SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 79 Le fasi dello spirito. § 118. Lo spirito consta di tre fasi, il sentimento, l'intel letto ed il concetto . Lo spirito nel sentimento è uno spirito imme diato, che poco si distingue dall'anima senziente , ma quest'anima senziente appartiene allo spirito, perocchè si percepisce soggetto . Il sentimento . $ 119. Qui dobbiamo brevemente storiare lo spirito nella sua prima fase, ossia nel sentimento . Il sentimento consta di tre termini: 1 ) l'attenzione, 2 ) la memoria , 3) l'imaginazione. La funzione più o meno complessa di questi tre termini crea la soggettività , che lentamente si svolge dal sensibile nel cogitabile. L'attenzione deve funzionare nello spirito esordiente , e cosi lo spirito deve sentire che il senso della natura, ossia l'istinto, più non gli basta. Questo sentimento dell'insufficienza del proprio istinto l'avverte, che necessita osservare ed imparare le pratiche della vita ; è la prima funzione della mentalità . Epperciò tutte le lingue ariane conservano più o meno esplicite le traccie della parentela lessica di maneo e mens, quasichè pensare e fermarsi, ossia fermare l'attenzione sopra un oggetto , siano due opera zioni molto affini. Veramente, tuttochè sommamente dissomiglino queste ope razioni, nella loro sensibile inanifestazione esteriore s'identificano in un fatto comune, quello dell'arrestarsi. La Coscienza che fissa l'attenzione sopra un oggetto, cerca nell'oggetto qualcosa oltre il 80 OPERE DI PIETRO CERETTI sensibile immediato, quando esso oggetto non sia la funzione di una mera sensazione immanente . $ 120. La seconda funzione caratteristica del sentimento è la memoria . Mediante la memoria una sensazione presente si può risu scitare quando non sia più presente. La coscienza attentiva all'oggello studia un oggetto esteriore ed abbisogna della pre senza di esso oggello per osservarlo. Ma la memoria contiene e conserva in sè stessa l'oggetto osservalo, epperciò si costituisce indipendente dalla presenza del medesimo. § 121. La terza funzione caratteristica del sentimento è la imaginazione. L'imaginazione non solo conserva l'oggetto osservato, ma crea l'oggetto che non ha osservato. Questa funzione emancipa la Coscienza, non solo , come la memoria, dalla presenza dell'og gelto , ma anche dalla sensibile esteriore realtà del medesimo, epperciò l'imaginazione può liberamente crearsi una propria oggettività . Questa facoltà crea non solo l'oggetto composto di oggetti osservati, ossia non crea solo la mera composizione, ma crea gli oggetti che non constano di elementi osservati , ma oggetti radi calmente imaginari , tuttochè le semplici categorie dello spirito e della natura debbano necessariamente fornire all'imaginazione se stesse per possibilitare la creazione . § 122. Il passaggio dalla coscienza senziente alla cogitante , ossia dalla bestia all'uomo, è pure una progressiva distinzione della Coscienza in soggettiva ed oggettiva . Qui la detta distinzione è una mera distinzione generale dell'lo dal non - lo . L'lo si sup pone vivente e pensante altro dal non- lo, in sè stesso parimenti vivente e pensante. La natura si rivela come un popolo di viventi e di pensanti , non si suppone ancora l'altro dal vivente -pensante , ossia il non SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 81 vivente e il non -pensante ; si suppone semplicemente l'altro dal moio lo vivente e pensante. Perciò la natura uranica, la terrestre, stochiologica e ininerale, la vegetabile e l'animale si suppongono distinte dal mio lo, non però distinte dall’lo generalmente par lando, ossia si suppongono possedere un loro lo analogo a quello della Coscienza umana . Esaminale le radici, ossia gli antichissimi suoni elementari del linguaggio e troverete ogni dove significata l'universa natura come vivenle e pensante analogicamente alla Coscienza umana ; non vi troverete mai la natura morta colle sue forze cieche, go vernale da necessità parimenti cieca , vale a dire, la natura della riflessione. § 123. Il sentimento esplicito dalla Coscienza soggettiva può essere comunicato dall'uno all'altro individuo. È questa comuni cazione la prima proprietà per cui l'idea cogitabile è distinta dalla mera sensazione. Nessun linguaggio potrà fornire una sensazione, se questa non sia stala data dal senso come tale . lo potrò, p. es. , parlare in qualsivoglia modo degli oggetti visibili , ma il cieco nato non potrà mai comprendere che sia la visibilità. Se un soy getto abbia un tempo posseduta la facoltà visiva , potrà, parlando degli oggetti veduti , richiamarli alla memoria quasi visibilmente presente, ma non potrà mai fare che tale visione sostituisca la concreta visibile realtà colla semplice imaginazione. § 124. La prima conseguenza della Coscienza senziente che si sviluppa nella cogitante è che, siccome l'idea come tale , ossia nella forma della Coscienza cogitante, può essere trasmessa dal l'uno all'altro soggetto, non può essere trasmesso il senso come tale , ossia nella forma della Coscienza senziente . Cosi il soggello è abilitato a sapere quello che non egli , ma gli altri hanno percepito col senso, oppure quello che egli in altro tempo ha per cepito col senso , oppure indurre un'idea da quello che presen lemente percepisce col senso . CERETTI. Sinossi, ecc. 6. 82 OPERE DI PIETRO CERETTI Cosi , p . es. , la pecora condotta al macello vede macellare la sua simile e non solo non induce che sarà ella stessa macellala, ma anche non percepisce che questa presente operazione signi fichi un'uccisione ; perocchè non possiede l'idea della morte . Cosi il soggetto pensante può sapere quello che il senziente non può sapere, e questo sapere nasce da una facoltà, per la quale da una sensazione si astrae un'idea. Cosi , per es . , il soggello pensante vive nel passato colla memoria, e nell'avvenire coll'ima ginazione; il soggetto senziente vive astrattamente nella sua sen sazione presente. In virtù della sensazione, che non può essere indotta in un'idea, egli non possiede, come il pensante , la distin zione di una natura predominante ed insubordinabile al soggetlo , e di una natura subordinabile e passibile del soggetto . Quest'idea prototipa della forza è un'idea cardinale dello spi rito, è stata il primo germe della religiosità. Osservate il Dio di tutti i popoli, e lo troverete Dio , non perchè sommamente ragio nevole, ma perchè onnipotente. Nelle religioni spiritualmente più adulte rimane tultavia l'idea dell'onnipotenza, piuttosto che quella della ragionevolezza, l'attributo eminentissimo della divinità . $ 125. Mediante questa passibilità il soggetto può sapere la prima volta di essere nato , di essere stato lattante, di essere stalo partorito , e cosi pure può sapere che tutti i soggetti , nessuno eccettuato, non vissero oltre una certa inassima età, ma morirono in quella o prima di quella . Conseguentemente egli sa che il sog getto non solo nasce e nuore, ma può nascere in varie condizioni , e morire in qualsivoglia momento della sua vita . $ 126. La nozione della nascita e della morte del soggetto è un fenomeno della Coscienza realizzato la prima volta che la Coscienza senzienle si svolge nella pensante; perciò sapiente inente nella genesi è detto che l'uomo prima di peccare, ossia di gustare il frutto del bene e del male, non inoriva, ed avendolo gustato dovrà morire . SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 83 Veramente la Coscienza senziente non può sapere di nascere e di morire; perocchè questo sapere non si sa se non sia una nozione trasmessa dall'uno all'altro soggetto , ovvero un'idea in dotta dal fatto costante della morte. § 127. Ricapitolando, questa crisi della Coscienza, ci mani festa che la Coscienza , dalla sensazione svolgendosi nella men talità , procede in un sistema di distinzioni ideali , che non sono possibili nella mera sensazione. La mentalità , che nasce dalla sensazione , è prolotipicamente imitatrice della sensazione, e porta seco nel suo sviluppo la forma della sensazione stessa , che pro gressivamente si trasforma in quella del pensiero . La mentalità è prototipicamente sentimento, e funziona in tre caratteristiche fun zioni cioè : 1 ) come attenzione ; 2) come memoria; 3 ) come ima ginazione . Da queste tre prototipiche funzioni del sentimento nascono tre forme rudimentali della mentalità. La mentalità non più vive nell'immediata sensazione, ma crea il conflato temporaneo e vive nella retrospettiva del passato e prospettiva dell'avvenire. Questo conflalo temporaneo possibilita un'esistenza ideale oltre l'imme diato sensibile presente, e conseguentemente un'idealità induci bile dall'osservazione. Da quest'osservazione nasce una seconda idea elementare della mentalità, cioè d'una forza naturale che domina la nostra, e d'una forza subordinabile alla nostra . Di qui la mentalità si esercita per subordinare le forze predominanti, e da questa generale osservazione si percepisce come un fatto costante che l'uomo nasce e muore, e finalmente che io come uomo sono nato e devo morire . L'idea della morte come necessità, tuttochè sembri un'idea comunissima, è lungi dall'essere tale . La Coscienza primitiva, come quella di certi selvaggi oggidi viventi , percepisce la morte come un fatto costante ; ma, come la riſlessione , non arguisce punto che questo fatto , tuttochè costante , 84 OPERE DI PIETRO CERETTI sia necessario . Suppongono questi selvaggi che la natura umana o sovrumana abbia sempre ucciso l'uomo; ma suppongono pari menti che quest'uccisione non sia una necessità, ma una sforlu nata accidentalità . $ 128. La coscienza che dalla sensazione si svolge nella mentalità si sistematizza in un sentimento pressochè comune alla umanità. Il soggetto possiede la sua propria determinazione indi viduale ; ma proprie determinazioni non affettano un sistema generale della Coscienza umana, che perciò ſu chiamato senso comune. Mentre questo sistema generale della Coscienza è piena mente uniforme al senso comune, il soggetto è un soggetto comune e spiritualmente normale. Ma quando questo sistema si aliena dal senso comuue in on sistema d'idealità più misteriosa, e trascende con un giudizio prestigioso i giudizi comuni degli uomini, allora si dice, che questo soggetto è inspirato, ossia pro fetico , laumaturgico, e così via . Generalmente parlando, questa Coscienza trascendente subor dina la comune, come provano i varii sacerdoti della primitiva religiosità . Quando il soggetto si aliena dal senso comune senza trascendere in un'idealità prestigiosa, ed esercita una pratica con tradittoria a sè stessa, ovvero incompatibile colle esigenze gene rali della pratica oggettività, allora si dice , che il soggetto è spiritualmente ammalato, ovverosia demente. L'alienazione vuol essere accuratamente distinta, se cioè sia alienazione dal mero senso comune ( in questo senso si può dire, che tutti gli uomini grandi furono alienati), ovvero se sia una alienazione dalle generali esigenze pratiche dell'oggettività natu rale e spirituale ( in questo senso gli alienati sono coloro che comunemente si chiamano pazzi ) . $ 129. La Coscienza trascendentale, ossia la Coscienza domi nata dall'idealismo, Coscienza essenzialmente poetica , è il polo opposto della Coscienza dominata dalla sensazione, Coscienza SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 85 essenzialmente prosaica . A quella si devono tutte le organizza zioni primitive dell'umanità , a questa si deve preferibilmente la tecnica industrialità e la mercatura primitiva. Vedremo più oltre, che la Coscienza umana progredisce sulla base di quest'opposizione archetipica della sua storia ,

Grice e Cerreti: implicatura del gesto

 L'uomo nella serie zoologica. § 107. L'uomo vuol essere consideralo come l'ultimo frutto , ossia il massimo sviluppo psichico dell'animalità. Questo massimo sviluppo presuppone necessariamente i prossimi animali dello sviluppo minore, e cosi via discorrendo. L'uomo vuol essere, inoltre, considerato come il frutto più recente dell'albero 200 logico. E qui nasce oggidi rispetto all'uomo una contestazione circa la sua produzione immediata o derivata da ' più prossimi animali inferiori. Questa contestazione non può ammettersi dalla specu lazione, e neppure dalle discipline naturali empirico - induttive; ma la si agita sopra un terreno affatto estraneo a quello della speculazione, e della scibilità empirico - induttiva, fomentata da ogni sorta di passioni , partigiana di religiosità, di moralità, e così via . § 108. È assurdo supporre che una specie si tramuti in una nuova specie come tale ; perocchè le specie sono mere distin zioni teoriche del nostro intelletto . La natura, come disse un sommo naturalista, non facit saltum ; e conseguentemente le distinzioni caratteristiche, che costituiscono le specie, non risul tano se non in quanto si prendono in considerazione termini sufficientemente lontani e si trascurano i termini intermedii . Infatti, se noi consideriamo gli animali superiori dell'albero zoologico , nei quali le differenze ci sono più sensibilmente mani feste, troveremo che le specie si suddividono in razze differenti fra loro sotto varii rapporti , e che le razze si suddividono in varietà differenti, e che dette varietà si suddividono in varii indi vidui pur differenti fra loro . Inoltre, troveremo che queste diffe 72 OPERE DI PIETRO CERETTI renze sono a noi tanto più evidentemente manifeste quanto più si salga alto nell'albero zoologico, ed a noi più vicina sia la specie che si prende a considerare. La vera trasformazione della specie perciò non si deve inve stigare nelle specie come tali , ma piuttosto nei minimi termini della specie , ossia nelle variazioni individuali. Quesle variazioni , tuttochè lentissime, modificano col volgere dei secoli le specie , così come le conchiglie microscopiche, variando la propria na tura, variano il terreno che ne risulta. § 109. Gli agenti che effettuano la suddetta progressiva va riazione sono di tre ordini , vale a dire : 1 ) agenti planetarii, 2) agenti psichici, 3 ) agenti spirituali. Questi agenti sono pro gressivamente tanto più efficaci quanto più si concretano nella efficacia spirituale. Gli agenti del primo ordine modificano semplicemente l'orga nismo, e indirettamente, ma assai lentamente, le facoltà istintuali. Sono gli agenti puramente planetarii, p . es . , la natura del suolo e dell'aria , ossia generalmente il clima, le condizioni geografiche e topografiche, e cosi via . Questi agenti si possono chiamare elementari; perocchè operano su tulla l'animalità senza distin zione veruna , e sono presupposti dagli altri agenti succennati. Si può dire in tesi generale , che gli animali inferiori non subiscono modificazione se non lentissima , e molte specie degli animali inferiori si sono spente, appunto perchè non hanno potuto subire le modificazioni necessitate dalle progressive va riazioni dell'aria e del suolo . Gl’istinti delle specie animali infe riori sono rigidi e difficilmente modificabili , appunto perchè sono istinti poco variati , che non possono neutralizzarsi fra loro in una ricca varietà di modificazione. § 110. Gli agenti del secondo ordine sono psichici, epperciò più intimi nell'organismo, ossia più essenziali . Questi agenti psichici modificano l'animale nelle sue intime facoltà , ossia atti SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 73 tudini , assai più facilmente e più profondamente che non gli agenti naturali succennali. Questi secondi agenti sono nella loro essenzialità un maggiore sviluppo dei primi, epperciò si manife stano nelle generazioni susseguenti come profonde modificazioni dell'organismo e dell'istinlualità . Queste modificazioni non sono più mere variazioni giusta una astratta affinità , per le quali, p. es . , una facoltà diventa minore di altra facoltà, vale a dire, si manifestano come pure variazioni quantitative dell'istintualità . Sono modificazioni profonde che diventano la proprietà caratteristica dell'animale e qualche volta sono affatto estranee e contradittorie alle facoltà delle genera zioni preesistenti. Allora si dice , che nuove specie sono venute all'esistenza, e le vecchie si sono spente . § 111. Le facoltà psichiche si modificano sulla base di istinti più svariati , i quali si neutralizzano appunto fra loro tanto più facilmente quanto più svariati . Gl'istinti degli animali inferiori sono tanto più fermi e rigidi , quanto meno molteplici e sva riati. Queste modificazioni causate da fattori psichici modificano realmente il sistema anatomico e fisiologico ( perocchè non sa rebbe possibile una modificazione psichica sulla base d'una inva riabilità anatomico - fisiologica ), ma sono modificazioni profonde , le quali , se qualche volta poco modificano l'ordine anatomico fisiologico sensibilmente manifesto, sono però effettuate piuttosto negli elementi anatomici, nel così detto ordine istologico. Le dette modificazioni psichiche non spettano , come quelle generali, ad una specie o ad una razza, ma sono più profonde modificazioni dell'organismo e della corrispettiva istintualità ; esse riflettono piuttosto le mere individualità animali, epperciò sono variabili indefinitamente . Le condizioni causali di queste modificazioni sono date dalle varie ciscostanze , nelle quali ver sarono certi individui animali. Cosi non è solo la varia natura geografica e topografica del suolo e dell'aria in che vivono, ma 74 OPERE DI PIETRO CERETTI anche i varii vegetabili e animali con che vivono ; perocchè dette varie condizioni sono sufficienti a modificare l'anima dell'animale . Le delle varie circostanze costringono certi individui a eser citare preferibilmente certe facoltà psichiche, e per conseguenza a svilupparle preferibilmente. Data la ricca molteplicità e varietà delle facoltà istintuali proprie della specie, queste facoltà varia mente si combineranno fra loro e si neutralizzeranno. Gl’istinti cosi neutralizzati, ossia radicalmente variati , si trasmettono alla generazione veniente ; e cosi le condizioni succennate , variando le altitudini dell ' anima individuale, preparano il terreno alle più ricche e più profonde azioni dei fattori veramente spirituali . § 112. I fattori spirituali modificano quelle attitudini che appartengono non alla specie, ma all'individuo animale, e sono fattori che non più modificano l'anima senziente , ma lo spirito ideante dell'animale. Tuttochè questi fattori, nel loro concreto sviluppo, appartengano meramente allo spirito umano, pure gli animali superiori ( p . es . , le scimie antropomorfe) posseggono un certo quale esercizio equivoco e parziale dei suddetti fattori. Cosi la scimia impara dalla propria osservazione , epperciò gl’indi vidui più vecchi sono assai più scaltri e periti dei più giovani . È questa la ragione per la quale i suddetli animali non sola mente si aggregano fra loro, ma si organizzano gerarchicamente giusta certi statuti del loro sentimento comune. È importante che un individuo animale possa profittare delle proprie osser vazioni ; perocchè dello profitto provoca una maggiore perizia pratica, la quale dai più vecchi è partecipata ai più giovani e trasmessa alle generazioni vegnenti come una dialettica delle categorie istintuali , che più tardi si svilupperanno in una vera mentalità. Le categorie spirituali funzionano qui come sviluppate cate gorie psichiche, epperciò il linguaggio , nel suo amplo significato , vera sintesi e genesi manifesta delle categorie spirituali , arriva SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 75 all'esistenza : 1 ) come linguaggio puramente psichico ; 2) come linguaggio equivoco , ossia psichico -spirituale ; 3) come linguaggio assolutamente spirituale. Qui non occorre accennare al terzo stadio , ossia al linguaggio spirituale proprietà esclusiva dell'uomo, ma solamente al primo e secondo stadio del linguaggio che nasce e si sviluppa nell'animalità subumana. $ 113. Il fattore caratteristico di questa crisi, ossia lo svi luppo dell'anima senziente nella spiritualità pensante, è manifesto piuttosto dal linguaggio muto delle emozioni del corpo e princi palmente di quelle della fisionomia. Quest'emozioni possono for mulare un vero linguaggio, in quantochè manifestano definite emozioni intime con certe categorie, che, non essendo destinate alla mera conservazione dell'individuo e della specie, non si pos sono chiamare semplicemente psichiche, ovverosia istintuali . L'animale, p . es . , lussureggia per una mera sensualità ero tica , la quale non può essere destinata in verun modo alla pro pagazione della specie. Così pure gli animali giovani giocano colla vivacità propria dell'età loro, la qualcosa può giovare, ma indirettamente, all'educazione e destrezza corporale dell'indivi dualità . Così i genitori non solo alimentano la loro prole, ma la educano e disciplinano alle pratiche operazioni requisite dalla propria specie, locchè significa che l'ingenita istintualità non potrebbe bastare, ed abbisogna di ammaestramenti delle osser vazioni date a coloro che hanno già vissuto praticamente nella vita . § 114. Il linguaggio che abbiamo chiamato equivoco , ossia psichico - spirituale , è quel tale linguaggio fonetico, che veramente non consta di vocaboli , ma semplicemente di vociferazioni , le quali significano non solo definite emozioni dell'animo, ma certe anfibologiche determinazioni della mente. Così , per es . , i cani , alla presentazione d'un oggetto che altre volte fu loro nocivo , possono fuggire guaiolando. 76 OPERE DI PIETRO CERETTI Qui certo v'ha una psichica emozione provocata da un simile oggetto , ma quest'emozione dev'essere legata alla memoria di una sensazione, la quale memoria appunto costituisce una deter minazione equivoca , psichica o mentale . Gli animali superiori posseggono una svariatissima facoltà significativa, mediante una modulazione fonetica, di queste equivoche determinazioni . § 115. Quando l'animale arriva definitivamente alla sogget tivazione della propria Coscienza , ossia al suo lo distinto catego . ricamente dal non- lo , entra categoricamente nella Coscienza spirituale. Questo passaggio costituisce la creazione dell'Uomo, e solamente questo passaggio colla propria manifestazione può significare un soggetto umano . Qui l'umanismo si manifesta cate goricamente nel proprio caratteristico ( la definita soggelliva zione) ( 1 ) , e si manifesta colla parola non certo coi documenti anatomico - fisiologici, che non possono bastare se non a certe ample generalità della distinzione animale. 1 Sguardo retrospettivo sullo sviluppo della Coscienza naturale. $ 116. Prima di entrare a caratterizzare questa crisi impor tantissima, ossia lo sviluppo dell'anima nello spirito , dobbiamo rapidissimamente riassumere la speculazione retrospettiva della Coscienza dall'ordine uranico nel planetario e vegeto animale. Nell'ordine uranico la coscienza procede verso un'individuazione dalla nebulosa alle comete, al sole ed ai pianeti . Quest'individua ( 1 ) Questo punto è espresso molto determinatamente e chiaramente nel l'altra opera di Ceretti Considerazioni sopra il sistema generale dello Spirito, 1885 , ove a pag. 3 è detto : " Il solo caratteristico essenziale dell'umanismo ( assai più caratteristico di quell'antichissima vaga definizione dell'uomo ragio nevole) è senza dubbio la soggettivazione, e la manifestazione di questa sogget tivazione è fatta con parole, con gesti o altri inezzi spiritualmente formolati , Conformemente a ciò, più innanzi, al $ 133, l'uomo è designato anzi definito come coscienza soggettivata . SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 77 zione, qualunque la si voglia supporre , non può essere una sog gettivazione ; perocchè l'individuo non si distingue dalla specie , e le varie specie dei corpi celesti si confondono colle varie età di un solo individuo. Cosi pure , speculando in un ordine generalis siino, le varie specie vegetabili ed animali sono varie età della vegetazione e dell'animalità. Ma nelle specie vegetabili l'individuo principia a distinguersi dalla specie . Nell'ordine animale non solo l'individuo si distingue dalla specie, ma anche il soggetto dall'individuo ė progressivamente distinto . Cosi , p . es . , il corpo animale consta d'innumerevoli individualità viventi aggregate ed organizzate fra loro , le quali , svolgendosi dall'una in altra fase, costituiscono i varii organi ed apparecchi e funzioni vitali dell'a nimale. Ma la coscienza resuntiva di questo individuo vivente è nell'animale concreto non negli animalcoli gregarii che lo costi tuiscono . L'animale resuntivo della propria soggettività costituisce lo svolgimento del senso del pensiero . 78 OPERE DI PIETRO CERETTI PARTE TERZA. Lo Spirito o la Coscienza spirituale . Senso e pensiero e la loro distinzione. $ 117. Qui dobbiamo caratterizzare definitivamente la distin zione del senso e del pensiero. Il senso non può supporsi astratto dalla Coscienza ; perocchè in questo caso sarebbe un senso che non sente, ma può supporsi astratto dalla Coscienza del senso ; perocchè la Coscienza e il senso possono funzionare indistinta inente . Finchè la Coscienza non si distingue categoricamente dal proprio oggetto , è una coscienza identica alla sua forma esteriore, la quale è una sensibile esistenza. Quando però la Coscienza si distingue categoricamente dal proprio oggetto, allora dice : Io sono e l'oggetto è. Io sono quello che sono, e l'oggetto quello che è , cioè l’lo e il non - lo siamo due termini distinti . Quest'idea fondamentale che si percepisce un lo è la soggettività ossia la nascita dello spirito ( 1 ) . ( 1 ) Quando Ceretti dice qui nascita dello spirito, intende dire nascita del pensiero, facendo consistere la spiritualità specialmente in questo. A con ferma di ciò, si noti, primamente, che in questo paragrafo ei vuole fare appunto la distinzione di senso e pensiero; secondamente, che nel susseguente paragrafo, parlando dei momenti dello spirito , vi accoglie il principio sensitivo non come pura e semplice sensazione, ma come sentimento. Sulla predetta distinzione, del resto , ritorna nei paragrafi susseguenti ( 122 e ss . ) . SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 79 Le fasi dello spirito. § 118. Lo spirito consta di tre fasi, il sentimento, l'intel letto ed il concetto . Lo spirito nel sentimento è uno spirito imme diato, che poco si distingue dall'anima senziente , ma quest'anima senziente appartiene allo spirito, perocchè si percepisce soggetto . Il sentimento . $ 119. Qui dobbiamo brevemente storiare lo spirito nella sua prima fase, ossia nel sentimento . Il sentimento consta di tre termini: 1 ) l'attenzione, 2 ) la memoria , 3) l'imaginazione. La funzione più o meno complessa di questi tre termini crea la soggettività , che lentamente si svolge dal sensibile nel cogitabile. L'attenzione deve funzionare nello spirito esordiente , e cosi lo spirito deve sentire che il senso della natura, ossia l'istinto, più non gli basta. Questo sentimento dell'insufficienza del proprio istinto l'avverte, che necessita osservare ed imparare le pratiche della vita ; è la prima funzione della mentalità . Epperciò tutte le lingue ariane conservano più o meno esplicite le traccie della parentela lessica di maneo e mens, quasichè pensare e fermarsi, ossia fermare l'attenzione sopra un oggetto , siano due opera zioni molto affini. Veramente, tuttochè sommamente dissomiglino queste ope razioni, nella loro sensibile inanifestazione esteriore s'identificano in un fatto comune, quello dell'arrestarsi. La Coscienza che fissa l'attenzione sopra un oggetto, cerca nell'oggetto qualcosa oltre il 80 OPERE DI PIETRO CERETTI sensibile immediato, quando esso oggetto non sia la funzione di una mera sensazione immanente . $ 120. La seconda funzione caratteristica del sentimento è la memoria . Mediante la memoria una sensazione presente si può risu scitare quando non sia più presente. La coscienza attentiva all'oggello studia un oggetto esteriore ed abbisogna della pre senza di esso oggello per osservarlo. Ma la memoria contiene e conserva in sè stessa l'oggetto osservalo, epperciò si costituisce indipendente dalla presenza del medesimo. § 121. La terza funzione caratteristica del sentimento è la imaginazione. L'imaginazione non solo conserva l'oggetto osservato, ma crea l'oggetto che non ha osservato. Questa funzione emancipa la Coscienza, non solo , come la memoria, dalla presenza dell'og gelto , ma anche dalla sensibile esteriore realtà del medesimo, epperciò l'imaginazione può liberamente crearsi una propria oggettività . Questa facoltà crea non solo l'oggetto composto di oggetti osservati, ossia non crea solo la mera composizione, ma crea gli oggetti che non constano di elementi osservati , ma oggetti radi calmente imaginari , tuttochè le semplici categorie dello spirito e della natura debbano necessariamente fornire all'imaginazione se stesse per possibilitare la creazione . § 122. Il passaggio dalla coscienza senziente alla cogitante , ossia dalla bestia all'uomo, è pure una progressiva distinzione della Coscienza in soggettiva ed oggettiva . Qui la detta distinzione è una mera distinzione generale dell'lo dal non - lo . L'lo si sup pone vivente e pensante altro dal non- lo, in sè stesso parimenti vivente e pensante. La natura si rivela come un popolo di viventi e di pensanti , non si suppone ancora l'altro dal vivente -pensante , ossia il non SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 81 vivente e il non -pensante ; si suppone semplicemente l'altro dal moio lo vivente e pensante. Perciò la natura uranica, la terrestre, stochiologica e ininerale, la vegetabile e l'animale si suppongono distinte dal mio lo, non però distinte dall’lo generalmente par lando, ossia si suppongono possedere un loro lo analogo a quello della Coscienza umana . Esaminale le radici, ossia gli antichissimi suoni elementari del linguaggio e troverete ogni dove significata l'universa natura come vivenle e pensante analogicamente alla Coscienza umana ; non vi troverete mai la natura morta colle sue forze cieche, go vernale da necessità parimenti cieca , vale a dire, la natura della riflessione. § 123. Il sentimento esplicito dalla Coscienza soggettiva può essere comunicato dall'uno all'altro individuo. È questa comuni cazione la prima proprietà per cui l'idea cogitabile è distinta dalla mera sensazione. Nessun linguaggio potrà fornire una sensazione, se questa non sia stala data dal senso come tale . lo potrò, p. es. , parlare in qualsivoglia modo degli oggetti visibili , ma il cieco nato non potrà mai comprendere che sia la visibilità. Se un soy getto abbia un tempo posseduta la facoltà visiva , potrà, parlando degli oggetti veduti , richiamarli alla memoria quasi visibilmente presente, ma non potrà mai fare che tale visione sostituisca la concreta visibile realtà colla semplice imaginazione. § 124. La prima conseguenza della Coscienza senziente che si sviluppa nella cogitante è che, siccome l'idea come tale , ossia nella forma della Coscienza cogitante, può essere trasmessa dal l'uno all'altro soggetto, non può essere trasmesso il senso come tale , ossia nella forma della Coscienza senziente . Cosi il soggello è abilitato a sapere quello che non egli , ma gli altri hanno percepito col senso, oppure quello che egli in altro tempo ha per cepito col senso , oppure indurre un'idea da quello che presen lemente percepisce col senso . CERETTI. Sinossi, ecc. 6. 82 OPERE DI PIETRO CERETTI Cosi , p . es. , la pecora condotta al macello vede macellare la sua simile e non solo non induce che sarà ella stessa macellala, ma anche non percepisce che questa presente operazione signi fichi un'uccisione ; perocchè non possiede l'idea della morte . Cosi il soggetto pensante può sapere quello che il senziente non può sapere, e questo sapere nasce da una facoltà, per la quale da una sensazione si astrae un'idea. Cosi , per es . , il soggello pensante vive nel passato colla memoria, e nell'avvenire coll'ima ginazione; il soggetto senziente vive astrattamente nella sua sen sazione presente. In virtù della sensazione, che non può essere indotta in un'idea, egli non possiede, come il pensante , la distin zione di una natura predominante ed insubordinabile al soggetlo , e di una natura subordinabile e passibile del soggetto . Quest'idea prototipa della forza è un'idea cardinale dello spi rito, è stata il primo germe della religiosità. Osservate il Dio di tutti i popoli, e lo troverete Dio , non perchè sommamente ragio nevole, ma perchè onnipotente. Nelle religioni spiritualmente più adulte rimane tultavia l'idea dell'onnipotenza, piuttosto che quella della ragionevolezza, l'attributo eminentissimo della divinità . $ 125. Mediante questa passibilità il soggetto può sapere la prima volta di essere nato , di essere stato lattante, di essere stalo partorito , e cosi pure può sapere che tutti i soggetti , nessuno eccettuato, non vissero oltre una certa inassima età, ma morirono in quella o prima di quella . Conseguentemente egli sa che il sog getto non solo nasce e nuore, ma può nascere in varie condizioni , e morire in qualsivoglia momento della sua vita . $ 126. La nozione della nascita e della morte del soggetto è un fenomeno della Coscienza realizzato la prima volta che la Coscienza senzienle si svolge nella pensante; perciò sapiente inente nella genesi è detto che l'uomo prima di peccare, ossia di gustare il frutto del bene e del male, non inoriva, ed avendolo gustato dovrà morire . SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 83 Veramente la Coscienza senziente non può sapere di nascere e di morire; perocchè questo sapere non si sa se non sia una nozione trasmessa dall'uno all'altro soggetto , ovvero un'idea in dotta dal fatto costante della morte. § 127. Ricapitolando, questa crisi della Coscienza, ci mani festa che la Coscienza , dalla sensazione svolgendosi nella men talità , procede in un sistema di distinzioni ideali , che non sono possibili nella mera sensazione. La mentalità , che nasce dalla sensazione , è prolotipicamente imitatrice della sensazione, e porta seco nel suo sviluppo la forma della sensazione stessa , che pro gressivamente si trasforma in quella del pensiero . La mentalità è prototipicamente sentimento, e funziona in tre caratteristiche fun zioni cioè : 1 ) come attenzione ; 2) come memoria; 3 ) come ima ginazione . Da queste tre prototipiche funzioni del sentimento nascono tre forme rudimentali della mentalità. La mentalità non più vive nell'immediata sensazione, ma crea il conflato temporaneo e vive nella retrospettiva del passato e prospettiva dell'avvenire. Questo conflalo temporaneo possibilita un'esistenza ideale oltre l'imme diato sensibile presente, e conseguentemente un'idealità induci bile dall'osservazione. Da quest'osservazione nasce una seconda idea elementare della mentalità, cioè d'una forza naturale che domina la nostra, e d'una forza subordinabile alla nostra . Di qui la mentalità si esercita per subordinare le forze predominanti, e da questa generale osservazione si percepisce come un fatto costante che l'uomo nasce e muore, e finalmente che io come uomo sono nato e devo morire . L'idea della morte come necessità, tuttochè sembri un'idea comunissima, è lungi dall'essere tale . La Coscienza primitiva, come quella di certi selvaggi oggidi viventi , percepisce la morte come un fatto costante ; ma, come la riſlessione , non arguisce punto che questo fatto , tuttochè costante , 84 OPERE DI PIETRO CERETTI sia necessario . Suppongono questi selvaggi che la natura umana o sovrumana abbia sempre ucciso l'uomo; ma suppongono pari menti che quest'uccisione non sia una necessità, ma una sforlu nata accidentalità . $ 128. La coscienza che dalla sensazione si svolge nella mentalità si sistematizza in un sentimento pressochè comune alla umanità. Il soggetto possiede la sua propria determinazione indi viduale ; ma proprie determinazioni non affettano un sistema generale della Coscienza umana, che perciò ſu chiamato senso comune. Mentre questo sistema generale della Coscienza è piena mente uniforme al senso comune, il soggetto è un soggetto comune e spiritualmente normale. Ma quando questo sistema si aliena dal senso comuue in on sistema d'idealità più misteriosa, e trascende con un giudizio prestigioso i giudizi comuni degli uomini, allora si dice, che questo soggetto è inspirato, ossia pro fetico , laumaturgico, e così via . Generalmente parlando, questa Coscienza trascendente subor dina la comune, come provano i varii sacerdoti della primitiva religiosità . Quando il soggetto si aliena dal senso comune senza trascendere in un'idealità prestigiosa, ed esercita una pratica con tradittoria a sè stessa, ovvero incompatibile colle esigenze gene rali della pratica oggettività, allora si dice , che il soggetto è spiritualmente ammalato, ovverosia demente. L'alienazione vuol essere accuratamente distinta, se cioè sia alienazione dal mero senso comune ( in questo senso si può dire, che tutti gli uomini grandi furono alienati), ovvero se sia una alienazione dalle generali esigenze pratiche dell'oggettività natu rale e spirituale ( in questo senso gli alienati sono coloro che comunemente si chiamano pazzi ) . $ 129. La Coscienza trascendentale, ossia la Coscienza domi nata dall'idealismo, Coscienza essenzialmente poetica , è il polo opposto della Coscienza dominata dalla sensazione, Coscienza SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 85 essenzialmente prosaica . A quella si devono tutte le organizza zioni primitive dell'umanità , a questa si deve preferibilmente la tecnica industrialità e la mercatura primitiva. Vedremo più oltre, che la Coscienza umana progredisce sulla base di quest'opposizione archetipica della sua storia.

Grice e Ceretti.

  Stato primitivo dell'uomo. $ 132. L'uomo che possedetle questa lingua visse nelle foreste in aggregazioni o società piuttosto fortuite, poco dissimili da quelle dei quadrumani , ma si armò per esercire la caccia e la pesca. La sua nudità lo facea più fragile degli altri animali, epperciò ha dovuto sopperire a questa nudità e debolezza colle armi artificiali, e sopratutto colla propria scaltrezza . Questo primo stato dell'uomo vuol essere qui accennato come quello dell'astratta soggettività abbandonata a sè stessa ; perocchè l'uomo , cacciatore o vivente dei prodotti naturali della terra e del mare, può vivere solitario. Le aggregazioni o società di questi uomini sono mera accidentalità non necessità dello stato pro prio ( 1 ) . In questo primo stato la soggettività nascente è caratte risticamente manifestata dalla perversione di certi istinti essenzia lissimi alla conservazione del soggetto e della specie. Così , p. es . , nessuna specie animale s'alimenta del proprio simile, ma certi selvaggi mangiano indifferentemente i loro nemici , amici, con sanguinei, figliuoli, ed alimentano le donne, affinchè ingrassino e siano buone a essere mangiate quando partoriscono più figliuoli da mangiare. Quest'enorme perversione d’un istinto cosi radicale (l'affe zione alla progenitura ) segna quanto sia profonda la crisi che svolge l'istintualità nella mentalità. È una mentalità che si ma ( 1 ) Sono certo che la quasi totalità de' lettori non sarà d'accordo su questo punto col Cerelti , e riterrà l'associazione umana come una necessità e non già come un'accidentalità . Ma l'autore, per la vita solitaria e un po' misantropica da lui fatta, è stato come involontariamente tirato a generalizzare questo suo particolare carattere. 88 OPERE DI PIETRO CERETTI nifesta come un'orribile perversione dell'istinto, ma è una men talità volente , non un mero modo d'ingenita istintualità. Questo titolo è quello, che nonostante la massima perversione, può no bilitare l'uomo antropofago sopra la bestia istintualmente tutrice della prole . Cosi pure, relativamente al soggetto individuo , l'uomo sel vaggio in procinto di essere cattivalo dai suoi nemici , può suici darsi , la bestia non mai . L'istinto della propria conservazione individuale è un istinto comune a tutti i viventi nella natura, come pure quello della conservazione della propria specie non offre eccezione veruna nel regno della natura . Le sole eccezioni a questo fenomeno generalissimo della vita si trovano fra gli ani mali pensanti. § 133. Tuttochè qui dobbiamo parlare del soggetto della natura, astratto da qualsivoglia organizzazione necessitata dalla sua condizione, abbiamo parlato di tre stadii caratteristici della lingua, come quella che può essere comunicala da soggetto a soggetto , indipendentemente dall'organizzazione sociale fra sog getti o dalla nessuna organizzazione. La lingua appartiene cosi al soggetto solitario come al sog gelto socievole, e generalmente al soggetto solitario che profitta segnatamente delle occasioni dell'amore. L'uomo solitario pra tica qualche volta questo rapporto colla femmina come un mero rapporto erotico, occasionale. Abbandona la femmina alle conse guenze della fecondità, non conosce i suoi figliuoli che sono allattati , nudriti ed educati dalla madre . Ma la lingua, che persuase la copula dell'amore, è la mede sima lingua, colla quale la madre educa i suoi figliuoli . Cosi la lingua può dirsi radicalmente una creazione della specie ed assu merà dignità ed avrà il suo svolgimento nella storia universa della spiritualità. Si può dire in tesi generale, che la lingua genera la storia nella sua più semplice elementarità; e dallo svolgimento SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 89 della lingua si conosce lo svolgimento dell'umana mentalità , e , conseguentemente , delle gesta che ne sono conseguite . Proseguiamo a speculare circa i fenomeni più radicali della soggettività 

Grice e Ceretti

  Il linguaggio e i suoi stadii. $ 130. L'organo più essenziale e più generale della menta lità è la lingua . Il primo stadio della lingua è l'uso delle radici designative ; qui la lingua non designa che presentazioni o modi della presen lazione , e sempre si riduce alle semplici categorie del tempo e dello spazio . I pronomi personali non furono primitivamente Io, Tu, e così via, categorie troppo metafisiche, per servire a questo primo stadio della lingua , ma, qui, là, ecc. , categorie dello spazio. Una lingua che consti di radici semplicemente designative non può soddisfare alle esigenze più generali della mentalità , epperciò da questo primo stadio si sviluppa, per l'implicita esigenza della mentalità, il secondo stadio. Il secondo stadio consta di radici predicative, ma tuttavia legate a una sensibile determinazione; cosi, p . es . , per designare un oggelto , si sceglie l'attributo sensibile più esplicito in quel l'oggetto, p . es . , il verde per designar la pianta. Quest'attributo sensibile , sendo necessariamente variabile o contingente nell'og getto , non può costituire una specie. In questo secondo stadio si trovano molte lingue dei selvaggi , i quali scelgono un attributo sensibile dell'oggetto per designarlo, e conseguentemente non pos sono arrivare a formolare le specie, ma semplicemente oggetti in certe sensibili condizioni . Il terzo stadio usa la categoria propria della mentalità espli 86 OPERE DI PIETRO CERETTI cita , la categoria metafisica, per designare l'oggelto ; come, p . es . , definirà la pianta non l'individuo verde, ma l'individuo polare, i cui poli cospirano alla luce ed all'acqua . Questa proprietà gene rica comprende tutte le piante ; perocchè la detta polarità è l'attributo cogitabile generale della pianta. La lingua è posseduta da tutti gli animali come lingua psi chica di movimenti o di formalità ; ma la lingua che caratterizza la soggettività è appunto la lingua psichica che si svolse nella spirituale. Altrove abbiamo trattato esplicitamente quest'argo mento ( 1 ) e crediamo superflua una ripetizione. Qui giova sola mente accennare, che le prime radici della lingua significarono mere affezioni dell'anima e più tardi si svolsero in significati metaforici, per rispondere all'esigenze della progressiva mentalità . Il rapporto fra il suono espresso dall'anima e l'anima espri mente è quello stesso rapporto , ma più complesso, per il quale determinati animali significano con certi definiti suoni cerle de finite affezioni dell'anima loro . $ 131. L'uomo, sviluppando in sè stesso la propria mentalità e l'organo per significarla, si conobbe come specie comune. La prima lingua quasi naturale deve essere stata pressochè identica in tutti i soggetti umani, come tutte le pecore belano , tutti i cani abbaiano ed urlano. Dovette essere una lingua nata con loro e trasmessa alle generazioni senza il minimo bisogno di conven zionalismo e di pratica convivenza per essere capita . ( 1 ) La lingua è stata realmente uno degli argomenti più favoriti e più frequentemente trattati dal Ceretti, il quale la conosceva, ed a fondo, in molte forme antiche ed in un numero ancora maggiore di forme moderne. Egli ne ha trattato, infatti , in molte sue opere. Ne ha accennato nel primo volume della sua grande opera, cioè Saggio circa la ragione logica di tutte le cose “ Prolegomeni ,, Torino 1888, pag. 43 e ss. ( confr. anche ibid ., pag. 291 e susseguenti). Ne ha accennato anche nelle seguenti opere già pubblicale in Torino 1885, e cioè nella Proposta di riforma sociale, pag. 26 e seg.; nella Introduzione alla cultura generale ( facente parte del predetto vol . ) , pag. 120 e seguenti. Ne parla poi in parecchie altre opere ancora inedite .

Grice e Ceretti

 L'uomo nella serie zoologica. § 107. L'uomo vuol essere consideralo come l'ultimo frutto , ossia il massimo sviluppo psichico dell'animalità. Questo massimo sviluppo presuppone necessariamente i prossimi animali dello sviluppo minore, e cosi via discorrendo. L'uomo vuol essere, inoltre, considerato come il frutto più recente dell'albero 200 logico. E qui nasce oggidi rispetto all'uomo una contestazione circa la sua produzione immediata o derivata da ' più prossimi animali inferiori. Questa contestazione non può ammettersi dalla specu lazione, e neppure dalle discipline naturali empirico - induttive; ma la si agita sopra un terreno affatto estraneo a quello della speculazione, e della scibilità empirico - induttiva, fomentata da ogni sorta di passioni , partigiana di religiosità, di moralità, e così via . § 108. È assurdo supporre che una specie si tramuti in una nuova specie come tale ; perocchè le specie sono mere distin zioni teoriche del nostro intelletto . La natura, come disse un sommo naturalista, non facit saltum ; e conseguentemente le distinzioni caratteristiche, che costituiscono le specie, non risul tano se non in quanto si prendono in considerazione termini sufficientemente lontani e si trascurano i termini intermedii . Infatti, se noi consideriamo gli animali superiori dell'albero zoologico , nei quali le differenze ci sono più sensibilmente mani feste, troveremo che le specie si suddividono in razze differenti fra loro sotto varii rapporti , e che le razze si suddividono in varietà differenti, e che dette varietà si suddividono in varii indi vidui pur differenti fra loro . Inoltre, troveremo che queste diffe 72 OPERE DI PIETRO CERETTI renze sono a noi tanto più evidentemente manifeste quanto più si salga alto nell'albero zoologico, ed a noi più vicina sia la specie che si prende a considerare. La vera trasformazione della specie perciò non si deve inve stigare nelle specie come tali , ma piuttosto nei minimi termini della specie , ossia nelle variazioni individuali. Quesle variazioni , tuttochè lentissime, modificano col volgere dei secoli le specie , così come le conchiglie microscopiche, variando la propria na tura, variano il terreno che ne risulta. § 109. Gli agenti che effettuano la suddetta progressiva va riazione sono di tre ordini , vale a dire : 1 ) agenti planetarii, 2) agenti psichici, 3 ) agenti spirituali. Questi agenti sono pro gressivamente tanto più efficaci quanto più si concretano nella efficacia spirituale. Gli agenti del primo ordine modificano semplicemente l'orga nismo, e indirettamente, ma assai lentamente, le facoltà istintuali. Sono gli agenti puramente planetarii, p . es . , la natura del suolo e dell'aria , ossia generalmente il clima, le condizioni geografiche e topografiche, e cosi via . Questi agenti si possono chiamare elementari; perocchè operano su tulla l'animalità senza distin zione veruna , e sono presupposti dagli altri agenti succennati. Si può dire in tesi generale , che gli animali inferiori non subiscono modificazione se non lentissima , e molte specie degli animali inferiori si sono spente, appunto perchè non hanno potuto subire le modificazioni necessitate dalle progressive va riazioni dell'aria e del suolo . Gl’istinti delle specie animali infe riori sono rigidi e difficilmente modificabili , appunto perchè sono istinti poco variati , che non possono neutralizzarsi fra loro in una ricca varietà di modificazione. § 110. Gli agenti del secondo ordine sono psichici, epperciò più intimi nell'organismo, ossia più essenziali . Questi agenti psichici modificano l'animale nelle sue intime facoltà , ossia atti SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 73 tudini , assai più facilmente e più profondamente che non gli agenti naturali succennali. Questi secondi agenti sono nella loro essenzialità un maggiore sviluppo dei primi, epperciò si manife stano nelle generazioni susseguenti come profonde modificazioni dell'organismo e dell'istinlualità . Queste modificazioni non sono più mere variazioni giusta una astratta affinità , per le quali, p. es . , una facoltà diventa minore di altra facoltà, vale a dire, si manifestano come pure variazioni quantitative dell'istintualità . Sono modificazioni profonde che diventano la proprietà caratteristica dell'animale e qualche volta sono affatto estranee e contradittorie alle facoltà delle genera zioni preesistenti. Allora si dice , che nuove specie sono venute all'esistenza, e le vecchie si sono spente . § 111. Le facoltà psichiche si modificano sulla base di istinti più svariati , i quali si neutralizzano appunto fra loro tanto più facilmente quanto più svariati . Gl'istinti degli animali inferiori sono tanto più fermi e rigidi , quanto meno molteplici e sva riati. Queste modificazioni causate da fattori psichici modificano realmente il sistema anatomico e fisiologico ( perocchè non sa rebbe possibile una modificazione psichica sulla base d'una inva riabilità anatomico - fisiologica ), ma sono modificazioni profonde , le quali , se qualche volta poco modificano l'ordine anatomico fisiologico sensibilmente manifesto, sono però effettuate piuttosto negli elementi anatomici, nel così detto ordine istologico. Le dette modificazioni psichiche non spettano , come quelle generali, ad una specie o ad una razza, ma sono più profonde modificazioni dell'organismo e della corrispettiva istintualità ; esse riflettono piuttosto le mere individualità animali, epperciò sono variabili indefinitamente . Le condizioni causali di queste modificazioni sono date dalle varie ciscostanze , nelle quali ver sarono certi individui animali. Cosi non è solo la varia natura geografica e topografica del suolo e dell'aria in che vivono, ma 74 OPERE DI PIETRO CERETTI anche i varii vegetabili e animali con che vivono ; perocchè dette varie condizioni sono sufficienti a modificare l'anima dell'animale . Le delle varie circostanze costringono certi individui a eser citare preferibilmente certe facoltà psichiche, e per conseguenza a svilupparle preferibilmente. Data la ricca molteplicità e varietà delle facoltà istintuali proprie della specie, queste facoltà varia mente si combineranno fra loro e si neutralizzeranno. Gl’istinti cosi neutralizzati, ossia radicalmente variati , si trasmettono alla generazione veniente ; e cosi le condizioni succennate , variando le altitudini dell ' anima individuale, preparano il terreno alle più ricche e più profonde azioni dei fattori veramente spirituali . § 112. I fattori spirituali modificano quelle attitudini che appartengono non alla specie, ma all'individuo animale, e sono fattori che non più modificano l'anima senziente , ma lo spirito ideante dell'animale. Tuttochè questi fattori, nel loro concreto sviluppo, appartengano meramente allo spirito umano, pure gli animali superiori ( p . es . , le scimie antropomorfe) posseggono un certo quale esercizio equivoco e parziale dei suddetti fattori. Cosi la scimia impara dalla propria osservazione , epperciò gl’indi vidui più vecchi sono assai più scaltri e periti dei più giovani . È questa la ragione per la quale i suddetli animali non sola mente si aggregano fra loro, ma si organizzano gerarchicamente giusta certi statuti del loro sentimento comune. È importante che un individuo animale possa profittare delle proprie osser vazioni ; perocchè dello profitto provoca una maggiore perizia pratica, la quale dai più vecchi è partecipata ai più giovani e trasmessa alle generazioni vegnenti come una dialettica delle categorie istintuali , che più tardi si svilupperanno in una vera mentalità. Le categorie spirituali funzionano qui come sviluppate cate gorie psichiche, epperciò il linguaggio , nel suo amplo significato , vera sintesi e genesi manifesta delle categorie spirituali , arriva SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 75 all'esistenza : 1 ) come linguaggio puramente psichico ; 2) come linguaggio equivoco , ossia psichico -spirituale ; 3) come linguaggio assolutamente spirituale. Qui non occorre accennare al terzo stadio , ossia al linguaggio spirituale proprietà esclusiva dell'uomo, ma solamente al primo e secondo stadio del linguaggio che nasce e si sviluppa nell'animalità subumana. $ 113. Il fattore caratteristico di questa crisi, ossia lo svi luppo dell'anima senziente nella spiritualità pensante, è manifesto piuttosto dal linguaggio muto delle emozioni del corpo e princi palmente di quelle della fisionomia. Quest'emozioni possono for mulare un vero linguaggio, in quantochè manifestano definite emozioni intime con certe categorie, che, non essendo destinate alla mera conservazione dell'individuo e della specie, non si pos sono chiamare semplicemente psichiche, ovverosia istintuali . L'animale, p . es . , lussureggia per una mera sensualità ero tica , la quale non può essere destinata in verun modo alla pro pagazione della specie. Così pure gli animali giovani giocano colla vivacità propria dell'età loro, la qualcosa può giovare, ma indirettamente, all'educazione e destrezza corporale dell'indivi dualità . Così i genitori non solo alimentano la loro prole, ma la educano e disciplinano alle pratiche operazioni requisite dalla propria specie, locchè significa che l'ingenita istintualità non potrebbe bastare, ed abbisogna di ammaestramenti delle osser vazioni date a coloro che hanno già vissuto praticamente nella vita . § 114. Il linguaggio che abbiamo chiamato equivoco , ossia psichico - spirituale , è quel tale linguaggio fonetico, che veramente non consta di vocaboli , ma semplicemente di vociferazioni , le quali significano non solo definite emozioni dell'animo, ma certe anfibologiche determinazioni della mente. Così , per es . , i cani , alla presentazione d'un oggetto che altre volte fu loro nocivo , possono fuggire guaiolando. 76 OPERE DI PIETRO CERETTI Qui certo v'ha una psichica emozione provocata da un simile oggetto , ma quest'emozione dev'essere legata alla memoria di una sensazione, la quale memoria appunto costituisce una deter minazione equivoca , psichica o mentale . Gli animali superiori posseggono una svariatissima facoltà significativa, mediante una modulazione fonetica, di queste equivoche determinazioni . § 115. Quando l'animale arriva definitivamente alla sogget tivazione della propria Coscienza , ossia al suo lo distinto catego . ricamente dal non- lo , entra categoricamente nella Coscienza spirituale. Questo passaggio costituisce la creazione dell'Uomo, e solamente questo passaggio colla propria manifestazione può significare un soggetto umano . Qui l'umanismo si manifesta cate goricamente nel proprio caratteristico ( la definita soggelliva zione) ( 1 ) , e si manifesta colla parola non certo coi documenti anatomico - fisiologici, che non possono bastare se non a certe ample generalità della distinzione animale. 1 Sguardo retrospettivo sullo sviluppo della Coscienza naturale. $ 116. Prima di entrare a caratterizzare questa crisi impor tantissima, ossia lo sviluppo dell'anima nello spirito , dobbiamo rapidissimamente riassumere la speculazione retrospettiva della Coscienza dall'ordine uranico nel planetario e vegeto animale. Nell'ordine uranico la coscienza procede verso un'individuazione dalla nebulosa alle comete, al sole ed ai pianeti . Quest'individua ( 1 ) Questo punto è espresso molto determinatamente e chiaramente nel l'altra opera di Ceretti Considerazioni sopra il sistema generale dello Spirito, 1885 , ove a pag. 3 è detto : " Il solo caratteristico essenziale dell'umanismo ( assai più caratteristico di quell'antichissima vaga definizione dell'uomo ragio nevole) è senza dubbio la soggettivazione, e la manifestazione di questa sogget tivazione è fatta con parole, con gesti o altri inezzi spiritualmente formolati , Conformemente a ciò, più innanzi, al $ 133, l'uomo è designato anzi definito come coscienza soggettivata . SINOSSI DELL'ENCICLOPEDIA SPECULATIVA 77 zione, qualunque la si voglia supporre , non può essere una sog gettivazione ; perocchè l'individuo non si distingue dalla specie , e le varie specie dei corpi celesti si confondono colle varie età di un solo individuo. Cosi pure , speculando in un ordine generalis siino, le varie specie vegetabili ed animali sono varie età della vegetazione e dell'animalità. Ma nelle specie vegetabili l'individuo principia a distinguersi dalla specie . Nell'ordine animale non solo l'individuo si distingue dalla specie, ma anche il soggetto dall'individuo ė progressivamente distinto . Cosi , p . es . , il corpo animale consta d'innumerevoli individualità viventi aggregate ed organizzate fra loro , le quali , svolgendosi dall'una in altra fase, costituiscono i varii organi ed apparecchi e funzioni vitali dell'a nimale. Ma la coscienza resuntiva di questo individuo vivente è nell'animale concreto non negli animalcoli gregarii che lo costi tuiscono . L'animale resuntivo della propria soggettività costituisce lo svolgimento del senso del pensiero .

Grice ed Espinosa: Si deve cooperare

 Since Homer, prosôpon [πϱόσωπоν], etymologically “what is opposite the gaze,” has designated the human “face” in particular, and then, metaphorically, the “façade” of a building, and synechdochically, the whole “person” bearing the face. Another remarkable semantic extension is that of the theatrical “mask” (Aristotle, Poetics 1449a36), leading in turn to the meaning “character in a drama” (Alexandrian stage directions for dramatic works regularly included the list of the prosôpa tou dramatos [πϱόσωπα τоῦ δϱάματоς]), and then to a narrative. Its Latin equivalent, persona, refers in its turn to the mask that makes the voice resonate (personare), before it designates a character, a personality, and a grammatical person (Varro). The meaning of the compound prosôpopoiein [πϱоσωπо-πоιεῖν]—“to compose in direct discourse,” that is, to make the characters speak themselves—clearly shows that the dramatic meaning of prosôpon had a particularly great influence on the history of the word. In any event, it seems quite likely that when grammarians adopted prosôpon to designate the grammatical “person,” they were thinking of the dialogue situation characteristic of the theatrical text, which makes use of the alternation “I-you”: the face-to-face encounter between person(age)s is rooted in the category of the “person” (see SUBJECT, Box 6). Whereas terms like “tense” (chronos [χϱόνоς]) and “case” (ptôsis [πτῶσις]) are attested before they appear in strictly grammatical texts, this is not the case for prosôpon used to refer to the “person” as a linguistic category. On the other hand, in the earliest grammatical texts, and in a way that remains perfectly stable later on, prosôpon is adopted to describe both the protagonists of the dialogue and the marks, both pronomial and verbal, of their inscription in the linguistic material. In fact, the main difficulty encountered by grammarians regarding the notion of prosôpon seems to have been how properly to articulate reference to real persons occupying differentiated positions in linguistic exchange (speaker, addressee, other) with reference to the person as a grammatical mark. This difficulty occurs notably in a quarrel about definition. In the Technê attributed to Dionysius Thrax (Grammatici Graeci 1.1 [chap. 13, p. 51.3 Uhlig = 57.18 Lallot]), the verbal accident of prosôpon is defined as follows: Prosôpa tria, prôton, deuteron, triton; prôton men aph’ hou ho logos, deuteron de pros hon ho logos, triton de peri hou ho logos [Пϱόσωπα τϱία, πϱῶτоν, δεύτεϱоν, τϱίτоν· πϱῶτоν μὲν ἀφ’ оὗ ὁ λόγоς, δεύτεϱоν δὲ πϱὸς ὃν ὁ λόγоς, τϱίτоν δὲ πεϱὶ оὗ ὁ λόγоς]. There are three persons: first, second, third. The first is the one from whom the utterance comes, the second, the one to whom it is addressed, the third, the one about whom he is speaking. This minimal definition clearly sets forth the two protagonists of the dialogue, distinguishing them by their position in the exchange, and introduces without special precaution a third position, characterized as constituting the subject matter of the utterance. The parallelism of the three definitions—a simple pronoun for each “person”—masks the lack of symmetry between the (real) first and second persons and the third person; the latter, as Benveniste pointed out (Problèmes de linguistique générale, 228), may very well not be a “person” in the strictest sense. This definition, which remained canonical for several centuries, was attacked by Apollonius Dyscolus, who completed it as follows (I adopt the formulation in Choeroboscos [Grammatici Graeci 4.2 (p. 10.27 Uhlig)], a Byzantine witness to the Alexandrian master): Prôton men aph’ hou ho logos peri emou tou prosphônountos, deuteron de pros hon ho logos peri autou tou prosphônoumenou, triton de peri hou ho logos mête prosphônountos mête prosphônoumenou [πϱῶτоν μὲν ἀφ’ оὗ ὁ λόγоς πεϱὶ ἐμоῦ τоῦ πϱоσφωνоῦντоς, δεύτεϱоν δὲ πϱὸς ὃν ὁ λόγоς πεϱὶ αὐτоῦ τоῦ πϱоσφωνоυμένоυ, τϱίτоν δὲ πεϱὶ оὗ ὁ λόγоς μήτε πϱοσφωνοῦντος μήτε πϱоσφωνоυμένоυ].) The first person is the one from whom the utterance comes meaning me, the speaker, the second, the one who to whom the utterance is addressed meaning the addressee himself, the third the one about whom the utterance speaks and who is neither the speaker nor the addressee. Apollonius’s arrangement contributes useful explanations: (a) each “person,” including the first two, can be the subject of the utterance; (b) the third is defined negatively as being neither the first nor the second (which implicitly opens up the possibility that it is a “person” only in an extended sense, insofar as it does not need to be competent as an interlocutor); (c) the overlap of enunciation and enunciated is explicit: there is a first person when the utterance refers to the enunciator-source, a second person when it refers to the addressee, and a third when it refers to someone or something else. Despite the incontestable advance represented by Apollonius’s revision, it nonetheless leaves an ambiguity regarding the designatum of prosôpon: are we talking about extralinguistic entities, “persons” engaging in dialogue or not, or are we talking about linguistic entities, “accidents” of the conjugated verb and the pronomial paradigm (personal pronouns)? Apparently the former, which is surprising coming from a grammarian who prides himself on correcting another grammarian. In fact, there is hardly any doubt that in Apollonius, the ambiguity I mentioned is still attached to the term prosôpon. Consider the following text, taken from Apollonius’s Syntax 3.59 (Grammatici Graeci 2.2 [p. 325.5–7 Uhlig]): Ta gar meteilêphota prosôpa tou pragmatos eis prosôpa anemeristhê, peripatô, peripateis, peripatei [τά γὰϱ μετειληφότα πϱόσωπα τоῦ πϱάγματоς εἰς πϱόσωπα ἀνεμεϱίσθη, πεϱιπατῶ, πεϱιπατεῖς, πεϱιπατεῖ]. The persons who take part in the act [of walking] are distributed into persons: I walk, you walk, he/she walks. We can interpret this to mean that in a group of persons—extralinguistic entities— who are walking, every utterance concerning the walk will elicit the appearance of verb endings distributing the walkers among the three grammatical persons: such is the alchemy of Apollonius’s prosôpon. Jean Lallot BIBLIOGRAPHY Benveniste, Émile. “Structure des relations de personne dans le verbe.” Chap. 18 in Problèmes de linguistique générale, 225–36. Paris: Gallimard, 1966. Translation by M. A. Meek: Problems in General Linguistics. Coral Gables, FL: University of Miami Press, 1971. Grammatici Graeci. Edited by A. Hilgard, R. Schneider, G. Uhlig, and A. Lentz. Leipzig: Teubner, 1878–1902. Reprint, Hildesheim, Ger.: Olms, 1965. Lallot, Jean. La grammaire de Denys le Thrace. Paris: Le Centre National de la Recherche Scientifique, 1998. 

Saturday, April 3, 2021

Grice e Fabri

 PHILIPPI FABRI FAVENTINI ORD. MINOR. CONVENT. Jn Universitate Patauina Olim Sacrae Theologiae Professoris EXPOSITIONES, ET DISPVTATIONES In XII. Lib. Arist. MATAPHYSICORVM; QVIBVS DOCTIRNA IO. DVNS. SCOTI Magna cum facilitate illustratur, [et] contra Aduersarior omnes tam Veteres, quam Recentiores defenditur His Praeijt Auctoris Vita a MATHEO VEGLENSI, Nunc Sacrum Theologiam in eadem Vniuersitate Publice docente, Conscripta. Cum Duplici Disputationum, [et] Rerum Memorabilium Indice . Ad EMINENTIS. ET REVERENDIS. PRINCIPEM D. Dominum FRANSCISCVM CARDINALEM BARBERINVM S.R.E. Vicecancellarium

Grice e Fabri

 DISPVTATIO PRIM A. contrarium ſolutio . cap, il Yorum appetitus addat aliquid fupra facultatem ,cuius De Structura Metaphyſicorum . eft appetitus, & idem de concupifcibile, & iraſcibi le . cap. !!! P. 22 BIECTIO ' Aduerfariorum Ari ſtotelis çontra ſcientiam Metaphy DISPY TATIO . VIL ficorum . Cap. I pag. 10 Excellentia Metaplıyl. explicatur. V trum inter omnes ſenſus magis ſenſum viſus Cap. 11 pag. 1 2 diligamus, o hoc quia vilusfaciat nos Excellentia Merappyf. inductine din magis fcire . ſcurrendo per diverſas (ciencias, & queſita varia pub. Cap. III pag. Is Rationes, quibusallata propoſitio Ariſtoteli videtur Adraciunes Aduerfariorum Arift. cap.1111 falla . cap. 1 P: 31 Declaratur alata propofitio , & foluuntur rationes DISPVTATIO II . adduciæ . cap . II DC Inſcriptione , Сар. Рnicит, Pag.18 DISPVTATIO VIII . DISPVTATIO II. Vtrum in Brutis fit Prudentia . Vtrum. Metaphys. fit Scienti a ſubalternans, Cap. Quid fit dicendum reiectis opinionibus contrariis , Рівіскі . Pag: 18 cap. Vnicum . P. 34 D , ISP V TA TI O. IIII . DISPVTATIO, VINNI . De Subiecte Metaphyſicorum . Vtrum ex experimentisgeneretur ars, fiue ſcientia . Aliorum opiniones adducuntur , & reijciuntur,cap.1. Opinio Arift. & Scoti cum ſuis fundamentis breui. pag . 19 ter explicatiil'. cap . I P: 36 Vera Opinio . cap.nl p.21 Obiec ;iones contra opinionem Ariſtot.ex! Antiquis Heraclito , Platone , & Auicenna , & earum con DISPVTATI O. V. futatio , & Solutio . cap . II Obiectiones aliorum contra quædam dicta in 1. cap. Vtrum ens habcat peras caufas , principia. & eorum Solutio . cap . !!! P. 42 Vtruy verum fit quod expertus non habcns artein , Quid fit dicendum . cap. 1 p. 22 necfcientiam certius operetur habente , & fcienti. Obicctioncs aliorum præfertim contra diſtinctionem ang, ſed inexpertè , cap. 1111 2:41 formalçın foluuntur . cap. I I p. 22 DISPVTATIO X. DISPVTATIO VI. Vtrum AEtiones fint circa fingularia . vide lib.7. Vtrum illa propoſitio Ariftot. Omnes homines Diput. Cap. 3. 4. pag.46 natura ſcirc dederant , fit vera , de quo auctitu DIS P V T A TIO XI . Opinio Thomiſt. & quorumdam aliorum adducitur, Vtrum aliquis ſenſus internus diuidat, come & refellitur . cap.1 p. 23 ponat , a difcurrat , Opinio Scoti, & eius Comprobatio , & rationum in P.38 Di OPERA 15 Opinie IN DE X. او cap. I 96 1 102 tur . C. 1 1 1 1 C. I Opinio D. Tho . ac Sectatorum refellitur , & Opinio Quid fit dicendum.c. vnic. 02 Scoti explicatur.c. Vdic . P.46 DISPVTATIO DISPVTATIO V. XII. Vtrum detur Regressus , 93 yorum obie &tum per se Senſus ſit aliquid fub ra. tione fingulariiatis. 49 DISPVTATIO VI. DISPVTATIO XIII . Vtrum ſit ponere Stutum in omni genere catfitri ... ptrum ad Metaphyf. pertineat cognofcere omnes Quæ fine caufæ eſſentialiter ordinatæ , & quæ acci. quidditates rerum in particulari. dentaliter , & quæ per ſe , & quæ per accidés.c. 1,93 Reſolutio quæftionisſecund. Scotum . c.2 Aliotum Opiniones adducuntur , & refelluntur . Obiectiones contrarationes Scoti , & Propoſitioné 49 Arift .& carundem folutio.c.3 Opinio Scoti explicatur , & rationes in oppofitum Coluuntu.c. 2 53 DISP V T A TI O. VII. DISPVTATIO XIV . Vtrum cauſæ ſecunde pendeant in ſua caufalitate ab alijs cauſis ſecundisſuperioribus, vt Vtrum magis vniuerſalia fint difficiliora cogni Agentia hæcinferiora d cælo . DISPVTATIO Opinionibus Contrarijs conſideratis, quid fit dicen X V. dum Itatuitur. C. I 99 Quomodo Celum ſit cauſa lucis , luminis, & caloris trum Metaphyſicæ fit ſcientia practica, vel Spe. permotum , vbi de generatione caloris quoque culatiúl, ego idem de logica . agitur. c.2 Quid fit dicendum de Metaphyſ. breuiter explica- Quomodo Cçlu producat calore per lumé.c.z. 106 SS Quid fit dicendum de Logica . C.2 S7 DISPVTATIO VIII . SVPER LIBRVM SECVNDVM . Vtrum infinitum poſſit à nobis cognolci. DISPVTATIO PRIMA . An poßit à nobis cognoſci Infinitum eſſe in rebus , 108 V trum prima principia Complexa velillud de quo- An intellectus creatus poflit infinitum fecundú quod libet perum est affirmare , vel negare , de nullo infinitum cognoſcere . Opinio Suarez cun fais amboſimul , ſint nobisnaturaliternota. fundamentis . 6.2 Opinio allata reijcitur. Opinio Scotiexplicatur, & ra Quid fit dicendum.c. I 68 ciones in oppofitum foluuntur.c.3 An A Genfus principiorum fit actus diſtinctus ab ap prehenfione , & quædam alia dubia mota a Scoto SVPER LIBRVM TERTIVM . in hac quæft.&non ſoluta , Coluuntur.C.2 70 DISPVTATIO PRIMA. DISPVTATIO II. Vtrum immobilitas ſit cauſa efficiens, ó finalis Vtrum difficultas cognofcendi resfit ex parteintel lectus , vel ex parte rerum cognofcibilium . Quid fit dicendum breuiter explicatur.cap.I 115 Opinio Averr. Thomiſt. & aliorum cum fuis funda. DISPVTATIO 11 . mentis co1 72 Opinio Scoti comprobatur , & allaræ refelluntir . Vtrum genus prædicetur de differentia per ſe , Opinio Scoti explicatur , &rationes Aduerfariorum Quid fit dicendum . Cap. Vnicum . ſoluuntur ... 3 77 " DISPVTATIO III SUPER LIBRVM QVARTVM : rio . DISPVTATIO PRIMA , Vtrum subftantiæ abſtracta immateriales poffint cognoſci fecundum ſuas quidditates ab Vtrum ens vniuoceprædicetun de Deare creaturis intelle &tu nostro pro Aatu iſto . Opinio Thomiſt.adducitur ſubſtantia , e accidente : vbiquæ ad hancmate , & refellitur.c.1 81 riam fpe &tent quæq; tractata ſintexplicantur , Thomiſt. reſponſiones refelluntur. C.2 83 quædãm obſeruanda adduntur.c.! Opiniones Auerr.Themiftij , fimplicij, & Platoni Corum , ac Auicennæ adducuntur, & refelluntur Vtrum ců Vniuocatione entis ftet Analogia.c.2.140 C. 3 86 An Analogum mediet inçer vniuocum , & æquiuocu . Explicatur Opinio Scoti , & rationes in oppofitum C, 3 14 ] 89 DISPVTATIO IIII DISPY T A TIO II. . Vtrum Priuatio , Negatio fit ens rationis , : In quo fit felicitas, &fummum bonumhominis ſe iundum Ariftotelem , alios Philofophos . Opinio Aucrc.D.Thoin , & ſectatorium.c .. 142 I10 I12 ( Cap. 2 116 138 foluuntur.C.4 Opinio INDE X. untur .C.2 IX . E Opinio Scoti ,' & folutio rationum pro Aduerfarijs ? C.2 145 DISPVTATIO IX . DISPVTATIO 111 . Vtrum vniuerſale pro prima intentione ſit in folo intellectu, an in rebus , a quo fiat , ứ quid fit . Vtrum cognitionem negatio habeat ab affirmatione diftinétamcuiformalitatem opponitur ., ca Status quæftionis aperitur, & opinio Nominal. addu citur, & confutatur.c.i 186 Quid fit formalitas.c. I 147 Opinio Thomiſt . & multorum aliorum adducitur, & Quomodo formalitas ſeù conceptibilitas negationis refellicur.c.2 189 Te habeat ad formalitatein affirinationis.c.2 1.48 Opinio Scoti .c.3 191 Quomodo privatio per affirmationem , & priuatiu An intellectus agens,vel poflibilis faciat vniuerſalé , per poſitiuuin cognoſcatur.c.3 150 & folutio trium quæftionum à Porphirio excitata rum in Proemio Prædicabil. c.4 194 DISPVTATIO IV . Rationes pro alijs opinionibus adductæ foluuntur . c. S 195 De ente rationis , e fecundis intentionibus . DISPVTATIO X. An fir ens rationis ,& quotuplex ſit.c. I ISI Quotuplex fit ens rationis , Aliorum opiniones reijci Vtrum verum ſit paſſio entis , & quid fit . 197 153 Opinio Scoti explicatur , & rationibus primo capite DISPVTATIO XI . addictis reſpondetur.c.3 154 Quid fit ens rationis,& fecundaintentio. Opinio A. Vtrum bonum ſitpaſſio entis , &quid ſit .': 197 liorum , & eorumdem confutatio.c.4 156 Quid fit ens rationis, & ſecunda intentio fecundum DISPVTATIO XII. Scorú, & quomodo formatur,& an formetur à vo luntate , & fenfitiua potentia.c.s 158 Vtrum preter vnum, verum , bonum den An: Prædicamétú Vndecimú debcat conſtitui, in quo tur aliæ pafſiones entis . cntia rationis reponantur.c.6 162 Quid fit dicendum breuiter declaratur . c . vnic . 198 DISP V TA TIO V. DISPVTATIO XIII . virum ens habeat veras paſſiones , cproprietates. Vtrum iftud principium ,impoſſibile eſt id eniſimul Variæ opiniones cum eorum fundamentis.c. 1 163 eſje; non efje fit firmiſſimim . Allara opinio refellitur . C.2 165 Opinio Scoti explicatur, & rationes Aduerſarlorum Veritas breuiter explicatur , & quædam obicctiones ſoluuntur.c.3 167 ſoluuntur .c.vnic . 199 DISPVTATIO ATTO DISPVTATIO VI . XIV . Ytrum propria paſio diſtinguatur realiter Vtrum hoc principiuminpoſſibile eft idem fimulef à Juo ſubiecto. fes noneffe fit ſimpliciter primum principi um , e prima omnium dignitatum . Opinio & Auerroiſt Nominal. quorumdam . breuiter reijcitur cum fuis , & opinio fundamentis Thom. . Au principiun iſtud ſit diuerſum ab alijs principijs, & explicatur.c. 1 169 præſertim ab illo , de quolibet verum eft affirmare 201 velnegare.c.1 Allata opinio reijcitur, & opinio Scoti, quæ eft etiam Auert. comprobatur.c.2 171 Opinio Allerentium primum principium ſimpliciter Rationes Aduerſariorum foluuntur.c.3 174 elle illud de quolibet verum ett affirinare ,vel nega Rationes Aduerſariorum contra diftinctionem for re , retellitur. c.2 malem inter ſubiectuin , & paflionem adducuntur, ConGdecancur opinio Antonij Andreæ , obiectiones & foluuntur.C.4 176 Aduerfarioruin , & quæfituin reſolutur.c.3 204 DISPVTATIO V11. DISPVTATIO XV . V trum vnü quod eft paffio entis, dicat quid poſitivi Vtrum inter contradictoria detur medium. Opinio Auicennæ reijcitur, & opinio D.Thom .& re . Quomodo vera fit hæc propofitio , & aſſertio , inter ctatorum explicatur cum ſuus fundamentis.c.1.177 contradictoria datur mediam explicatur , & ebie Opinio D.Thom . & ſectatorum refellitar.c.2 179 ctiones quædamin contrario foluuntur. C.1.206 208 Opinio Scoti explicatur , & rationes pro Aduerſarijs Argumenta quædam contraria toimuntur.c.2. foluuntur.c.3 181 SUPER LIBRVM QVINTVM .. DISPVTATIO VIII . DISP.VTATIO I .. De Vnitate indiuiduali , ſeu de principio indiuiduationis . V trum cauſæ ſint tantum quatuor . Quierlain adduntur ad ea , quæ in Philoſopbia naturali Quæ fit diffinitio propria principij, & caufæ , & quod dicta ſunt de principio indiuiduationis contra Sua corum difcrimen.C.I 247 rez, & opinio Scoti magis confir.c.vnic. 178 Vtrum fint plura quá quatuor genera cauſarú ,vbide caula XCII Di 202 D D INDE X. 1 c. 308 299 - . caufi fine quanon ,decauſa diſpoſitiua , obiectiva 249 cxemplaridiecimur.c. 2 Vera explicatio difficultatis propofitæ ,& rationen in oppofitum folutio.c. 2 301 Verum cauſa exemplaris fit genas diſtinctuin caufæ à quatuorgeneribuscaularum pofitis ab Ariſtotelis. 253 DISPVTATIO VIII. C. 3 DISPVTATIO II. Vtrum caufe ſint ſibi inuicem cauſa . in quo conſiſtat cauſalitascauſamaterialis, forma. Quæſtio breuiter reſoluitur, &quædam obiectiones lis , efficientis . in contrarium foliuntur.c.vnico 304 255 DISPVTATIO IX . Opinio aliorum.com 237 Allatæ Opinio opiniones vera cuin luis refelluntur.C.2 fundamentis, & folutio racionú verum neceſſaria habeant caufam fui eſſe . 305 Aducrſariorum.c.3 259 DISPY TA TIO X. DISPVTATIO III .. Vtrum ens diuidatur in decem prædicamenta per De cauſa finali. modos prædicandi, vel per modos eßendi. Caula finalem ele caulam realem , & caulam caliſa- Quid fitmodus rei, & quid modi intrinſeci, aliorum fum c. 1 261 opinionibus reiectis,explicatur.c. I 305 An finis caufct , & moueat fecundum fuum elle rea . Opinio Scoti.c. 2 le, an fecundum elle cognitum in inente , c.2 266 DISPVTATIO XI . Antinis caulec Meraphorice ,vel efficienter c.3 . 269 Viruin ratio formalis conftitutiua finis in proxiina di ſpoſitione ad caufandam larbonitas tin:s,& Ancau Vtrumſecunda diuiſio vnius , quæ eft in vnum nu lalitas tinis babeat lociun in diuinis actionibus , in mero , vnum ſpecie,vnum genere, & vnum propor medijs relationibus prusacion.bus, & in naturali tione fit conueniens . 309 bus.c.4 273 DISP V TA TIO XII . DISPVTATIO IV . Vtrum plura accidentia ſolo numero diucrſapoſfint De caufa inftrumentali . ere fimul in eodem fubie& to . Opinio D. Thomz,& Thomiſt , cum fuis fundamen- Opinio Thoiniſt. cum fuis fundamentis.cc 309 tis , c.1 277 Alaca opinio celicitur, & opino Scori explicatur , & conriimtur . C.2 Allaca opinio refellitur , & opinio Scoti explicatur . 32.. 279 Obectiones quęd.ım ex Suarez adducuntur, & folur Vtrum inſtrumenta Artium habcant vim activa n . tur, & ndiciua deeius speratione fertir.C.3. 316 C. 3 282 Plures relaciones diltiactis numcroelli dc facto in co Opinio Scoti adducitur,& rationes Aduerſariorun , dei lubiecto contraaduerfarios prob. Cot 317 1. cap.adductæ Coluuntur.c.4 284 Rationes Aduerfariorum primo capite adducte lol muntur , cis 220 DISP V TA TIO V. DI S P V TA TIO XIII . Vtrum onus effe &tus poſſit prouenire à pluribus caufis. V trum propria ratio quantitatisſit diuiſibilitas . Quaeflio quoad criamembra, & tres fenfus,breuitcr Diffinitio quantitatis explicatur .cz 323 cxplicatur.c.1 289 Virum quantitas molis fit entitas distincta à ſubstan . Vtrum idem effectus poflit effe fimul a pluribus cull cia materiali, & qualitatibusillius.c.2 324 ſis totalibus eiuſdeni generis, & ordinis fiue fpcci Viruin ratio menſuræ fit ratio torinalis quantitaris. ci.c.2 289 328 De principali quæfito , Andiuiſibilitas fit ratio esé . DISPVTATIO VI . cutis quantitatis.c.4 329 Qienum fic excentio in quanticate , & quomodo ina Anidem indiuiduum poſſit produci à diue'ſis agen Ten yenda dit.c.s tibus , idem numero reproduci naturaliter. DISPVTATIO XIV . An idem effectus poflit eſſe à pluribus saufis rotali bus diuifim , feu Anidem indiuiduum numeio por Vtrum punctum linea , ſuperficies fint entia rear fit produci à diuerſis agentib. c. I 293 ila vel railonis , An idem numero tam in fubftantia, quam in acciden te poflit reproduci naturaliter .c.2 296 Opinio nominalium negantiuneſſe entiz realia cum iuus fundamcntis.c.. 334 DISPVTATIO VII . Opin : o alaia reiicitur, & finul appo.iti , quod iint evtia rcalia , que elt com : 10HS comprobitiir Vtrum cauſa particularisin a&u, &ſuus effe &tius in 336 aftuſimulfint, & non fint :vel fub alio titulo . Opinio Sco: i , & folutio rationum in oppoſituin . Vtrum caufa fitprior ſuo effectu . 339 Quorundam opiniones adducuntur, &reijciuntur. b DISPV 331 1 C. 2 C. 3 INDEX. DI 387 pas " 296 R D 358 ) . T Opinio Scoti cum fuis fundamentis.c. ! 373 DISPVTATIO XV . Rationes crietani contra hanc opinionem , & ratio nem Scoti.c. 2 3 so trum quantitas diſcreta ſit proprieſpecies Opinio allata caietani cum ſuis fundamentis , & re . quantiiatis , ſponſionibus refellitur . 6,3 333 Soluuntur rationes aliorum.c4 Opinio negatiua cum fuis fundamentis . c, 342 Allata opinio refellitur , & oppofita comprobatur , DISPVTATIO XX11. C.2 344 Opinio Scoti , & communis explicatur , & rationes Vtrum ad relationem realem tria fuffi in oppofitum foluuntur.c.3 346 çiant , Virum in ſpiritualibus tie quantitas diſcreta , & in dili nis fit numerus . Cot 349 Relationem habere cauſam efficientem , & finalem , quæ funt extrema : & relationem multiplicari ad DISPVTATIO XVI . multiplicationcm fubicctorum , & potentialem el fercaliter diftinctam ab actuali.c.I 391 Vtrum qualitas rectè diftinguatur in qua., De Distinctione fubiecti , & fundamenti in relation tuor ſpecies ne .c.2 393 Vtrum fundamentum , & terminus in relatione reali Proponuntur difficultatesquædam generales circa do neccfiario diftingui debeant realiter . Vbi opinio ctrinam Ariftotelis de qualitatis ipecicbus.c.de Gregorij, Auscoli, & Okan apperiuntur, & rej? pag: 350 1 - ciuntur.c.3 Quid dicendum circa allatas difficultates .c.2 352 DISPVTATIO DISPVTATIO XXIII, XVII , Vtrum dentur Relationes extrinfecus ad V trum locus fit quantitas . menientes , Explicatur quęnio 2. Q.101.b. Scoti, vbi de diſtin- Opin o Scoti explicatur cum ſuis fundamentis .c.s ctione loci, de existenia duorum corporum in eo pig. 400 dein oco difertur , & obicctiones Aducrtariorum Rationes aliorurn adduantur , & rcfelluntur . C.2 retelluntur.c . i 355 prg.. ; 404 Locum non cfle vacuum , quamuis vacuum poflit da Rationes allaræ foluuntur .c.3 11 , leteffe ipeciem quantitatis.c.2 407 Solutio argumentorum conrra fecundam , & tertiam opinionem . c.4 410 DISPVTATIO XVIII, DISPVTATIO XXIV. Vtrum motus , tempus fint species quantitatis. C. VNICUMI. 360 V trum una relatio poffit fundari in alia keliiione . DIŞ P Y T ATIO XIX . Opinio D. Thomæ cum ſuis fundamentis refellitur, Ýtrum relatio distinguatur à fundamento , vbi de C. I 415 distinctione reail , mondo, contra hea Opinio Scoti, & folutio rationum pro præcedenti opi cenciures un puitur . nioneadductorum.c.2 417 Opinio eorum , qui aſſerunt relationein non diſtin . DISPVTATIO XX V. gui a fundamento . c.1 361 Opinio præcedenci capiteallata, & doctrina de dítın Virum tres modi relatiuorum fint reétè clione realı Suarez iciclisur.c 2 363 allignati ab Aristotele . Opinio alionum allerenijum relaciones non diſting.is realiter à fundamento.c: 3 366 Anomncs relationes fufficienter contineantur in his Opinio alioulin aflerenuun relationes eſſe idenirea a b smodisTejatiliorum.c. I liter cuin fundamento , led dittingu rationc addu Vuum primus modus relatiuorum Git ſufficienter ani citur , & refellilur.C.4 gnaliis . 0.2 422 Opiniones aliorum foluuntur.c.s 379 Yorum lccundus , & tertilis modus relatiuorum fic rectè aſiignatus.C.) DISPVTATIO XX . SUPER LIBRVM SEXTVM . Vtrum omnis relatio contineatur in predica mento relationis , an rerò aliqui fint DISPVTATIO PRIMA . Tranjcandentales . Per quid ſcientia fpeculatina diſtingua. Opinio aliorum qui allerunt relationes rationis repo tur à Practica . nu in prædicamento relationis adducitur, & reijci tul . C. I 374 Aduerſariorum ſententiæ ; An açtus intellectus ſie Que tint relationes prædicamentales , & quæ tran praxis adducuntur , & refellunur.c.i 437 scendentales. 6.2 375 Opinio Thomittarun à quo habitus, & ſcientia di. catur practica cum lius fundamentis .c.2 439 DISPVTATIO XXI. Allaca opinio retellicur , & rationes pro ça Coluuntur, 440 Virum relatiuum terminetur ad ſuum correlatiuum . DISPV . Scou one ! CRUCI DI 418 367 1 IN DE X. De conexione virtutum moralium acqui ſitarum inter fe . Opiniones aliorum refelluntirr.c.i SOI Opinio D. Tho . & aliorum refelluntur.C.2 504 Opinio Scoti, & folutio rationuin.c.3 sos DISPVTATIO X. DISP V TATIO III . Vtrum ſcientiam ſit una qualitas ſimplex . Opiniones aliorum refelluntur , & opinio Scoti ex plicatur : C. 4,0 Verum ſcientia: n totalis vt Philoſophia naturalis, vel Mertaph fit vna nuinero fimplex qualitas.c.2 453 Opinio D. Thomæ : .. 454 Opinio Suarez 455 Quomodo opinio nominalium Gt vera , 456 Relponſio caierani retellitur . 457 Pugna inter Suarez , & Vaſquez . ibid. DISP V TATIO IV . " . De connexione virtutum moralium cum prudentia , Opinio Henriçi, & aliorum reijcitur , & opinio Scou ti explicatur , CI sog Opiniones Aliorum refutantur, & opinio Scoti con firmatur.c.2 SI2 C.2 i foluuntur . 6.4 53+, ' 1 C. 3 1 vtrum trimembris diuifio.ſcientia ſpeculatiuæ in DISP V TA TIO XI . Phificam Maghematicam , de métha, phyſicam , fut bona. Vtrum neceffe fit ponere charitatem creatam for maliter inherentem naturæ Beatifica Rationes quibus prædicta diuifio Ariſt, non vide Diſput. merè Thologica , cur conueniens. C.I 459 Reſolucio Difficultatis, & folutio rationum. cap.z. Homines iuſtificari per iuftitiam inherentem animæ pag. 460 formaliter, non autem per imputatiuain , contra hæ feticos breuiter probatur . ç. I 516 DISPVTATIO V. Opinio Magiſtri adducitur , & refellitur.c.2 520 Opinio catholica explicatur, & comprobatur ex Do Vtrumfit necefle ponerein habiturationem (trina Scoti.c.3 522 principi a &tiui reſpectu actus Quid fit dicenduin deſententia Magiſtri.c.4 525 quo ad fubftantiam . Rationes pro opinione Magiftri adductæ coluntur cos 531 Duiz opinioncs adducuntur, & refelluntur.c. i 46% Opinio D. Thomæ Aureoli , & Durandi' refellitur . DISPVTATIO XIR. 465 Opin o Scoti explicatur, & probatur.c'3 466 Vtrum gratia fit virtus, quæ eſt charitas . Obiectiones contra opinionem Scoti adducuntur, & 469 Exponitur opinio D. Thomæ : 0.1 Vaum habitusgeneretur per a & tus, & quomodo opi Allara opinio reijcitur.C. 2 $ 32 nio alioruni.cos 474 Exponitur opinio Scoti, &rationibus aliorum tisaltir. 538 DISPVTATIO VI . DISP V TA TIO XIII . Vtrum habitus moralis in quantum virtusſit aliquo modo principium aétiuum refpectu bo Vtrum gratia fit in eſentia animæ tamquam in ſur nitatis in actu , biecto vel in potentys . Opinio Scoti cum ſuis fundamentis.c. 1 477 Exponitur opinio illorum qui dicunt gratiain effe in Obiectiones caictani,& ipfius Scoti contra fe : c. 2 effentiam animæ.c , I 540 480 Rationes in oppofitum foluuntur : C:} 483 DISPVTATIO : XIV . Rationes caietani, & aliorum adducuntur, & refeilun 484 Virum in patria remaneat habitus fidei . DISPVTATIO VII . Opinio aliorum refellitur, & Scoti explicatur. cap. SAS De ſubię to babituum , DISPVTATIO XV. Opinio Scoti defenditur , & comprobatur , C. vnic. pag. 486 De connexione vtrum intelleétualium inter fe , & Moralium cum Theologicis , Theolo DISPVTATIO VIII . gicarum inter fe . De ſubiecto virtutum . Quod fit dicendum . c.Vnic . $ 47 In quo conueniant Scoti D Tho. & alij.C.I 489 DISPVTATIO XVI. Opinio ai lara refellitur, & fimulopinió Scotiproba 492 Vtrum an anıma dertur alij habitus preter virtue Opinio Scoti explicatur, & rationes aliorum ſolaun tes morales intelectuales , C Theologicas. vbi de damnis Spiritus Sanéti beatitudi nibus ex fruitibus, pofiiis a Theo IX . Logis differitur , b 2 Opinio 1 pag. cur.c.4 vnic. tur.C.22 cur . C. 3 496 DISPVTATIO : 21 IN D E X. ils 548 SS2 646 . ill tio , c . 1 17:27. 672 C.2 DIE llill ) . C. I 1 10 : 0 585 Opiniones aliorum refelluntur . co ! Vtrum accidens in concreto primo ſignificet fubięz Opinio Scoti explicatur.c .. čtum vt eft lub tali forina ; & an accidens in abftrą cto Gt ens incompletum . c . 2 DISPY T A TI XVII , D IS P v T A TIO IV . V trum angumentum cum intentionefiat fema per per ačtum intenfiorem . Vtrum ſubstantia fit prior accidente tempore Opinio D.Thomæ . c.1 . $ 57 Opiniones aliorum refelluntur.C.1 646 Opinio Scou explicatur.c.2 , $ 58 Opinio Scotiexplicatur , & aliorum ſoluitur.ç.29647 DISPVTATIO XVIII . DI S P VT A TIO V. De modo augumenti, & remiſſionis, & Vtrum ſubſtantia priorſit accidente diffinitione . coruprionis -habitus Opinio Thomiſtarum fefellitur .com ili 648 Opinio aſſerentium in intentione habitus nihilpræ Opinio Scou explicatum ibid . exiftentis habicusremanere , & eiuldem confutae 560 DISPY TATIO VI . Opino D. Thomæ , & aliorum refellitur.C.2.564 Opinio Suarez ieiicitur.c.3 569 y trum ſubſtantia fit prior accidente cognitione . Quomodo habitus dimmuttur , & corumpitur.cap . Cina ini' 4 : S75 Subſtanțiam ,effe priorem cognitione accidentibus DISPVTATIO XIX . ! 6 V trum de e ne per accidens detur fcientia , DUI SPYT A FIO VIL Quid fit dicendum de ente per accidens quod prijat Dediuigone ſubſtantiæ in primam , & ſecundam , & perlelden neut a.c. cil 577 diferentiam inter prim.im fullt untiam , & ſuppoſi Deente per accidens quod contingenter non neceta 653 fio caulatur.C.2 579 Decomparatione primæ ( ubftantiæ ad ſuppoſitum , & ad lubfiftçocian leu perionalitatem.c.2.:63 DISPYTAȚIO XX , Quomodo inteligaty wla propofitio , actiones funç uppulitoruim.c.3 651 Vtruinens verum debe at ſeparari a, confideratione Quomodo mielligatur Axioma illud , actiones fins Merhapbojica . c.vnico lingubahuin.com++ 660 SVPER LIBRVM SEPTIMYM , Rick S PVTATIO vill, DI'S P V TÄTIO PRIM A. Vtrum formafit prior compoſito : V trạm inherentia ſit de eſſentia accidentis. Aduerfariorum opinio fefélitur , & vera comproba. 664 Quid fit dicendum de inherentia accepta pro per ſe Rationes in oppofitum ſoluuntur.c.2 666 Tignificato , ieu pro accidentalitate quæ circuit no nein piedicaincnta.C.I 619 DI S P v T A TIO IX . Quud lii dicendum de accidente pro denominaco quod eit relatio . C.2 623 Vtrummateria ſitens, Vtrum inherentia actualis fit de ejentia ac , DISPY TATIO cidentis abjoluti . V trữ quod quid eſt ſit idein chillo cüius ejt.c.1.667 Opinio Scoti, & aliorum reiicitur.C.3 Inherenţiam actualem non ele de jellentia acciden- Explicatur fenllis verus illius proportionis ,c.2. 669 usabloluti.C.4 627 DISPVTATIO XI , DISPVTATIO II . Vtrum genita ex putri , “ſemine ſint eiufdem ratio y trum ens finitum Prima ſui diuiſione diuida . 672 tur in dccem preurcamenta , o qualisfit bac diuifio , Ü eius analogia . DISP V TATIO XII , Opiniones aliorum adducuntar , c.i. 634 Vtrum Cælum in generatione animalium ex putri Allara opinioncs refeliuiiur , & opinio Scoti expli materia ſit principale a cris . ibido Callir.c.2 633 Au rationes aduerfariorum.c.3 642 DISPV.TÁT10 XIII , DISPVTATIO III . Vtrum compoſitum per ſe generetur .C.1 ibid . Veritas queitionis explicain & opinio Scoti defendi Vtrum accidens in ſe confideratum fit ens . tur .C.2 673 Rationes pro aliis opinionibus foluuntur , & opinio Veritas aperitur confutata opinionealiorum.c.1.644 Suarez , & Zimaræ diluuntur.c.3 675 DISPV : IS 1 ** 31 tur.C.I 20 DI 667 : 15 hos 624 nis . IN DE X. DI'S P V TATIO XIII : Opinio quorundam refellitur.c.i 719 Allaca opinio refelitur , opinio Scoti explicatur, & ra De Ideis platonis an ſint Admittende. tiones in oppofitum foluuntur.c.2 720 Germina opinio Platonis.C.1 677 DISPVTATIO III . Rationes Arift . contra Platonem , & folutio rationú in oppofitum.C.2 691 De ſubie &to accidentium . DISP V TA TIO X V. ' An hoc fit potentia qnæ lam paſſiua in . herens (abſtantiæ . Vtrum forme niturales de potentia matteriæ educan tur . C. I 684 Opinio Thomiſt. refellitur.c.i 722 Opiniones illorum qui formas naturales produci ab Opinio quorumdam aliorum.c.2 725 agence leparatu, velab intelligentia vel a Celo ale runt.C.2 688 Vtrum poum accidens poffit effe fubie &tum Opinio Sco.& Solutio rationum . c.3 691 alterius accidentis . DISPVTATIO XV I. Opinio Scoto , & folutio rationum . C.3 Vtrum materia fit pars quidditatis re DISPVTATIO IV . rum naturaliuin . Vtrum ad formationem prolis mater concurrat Quid fit dicendum . ci vnic. 694 active . 730 DISPVTATIO XVII . DISPVTATIO V. 1 728 Vtrum fingulare ſitper ſe a nobis cognoſcibile. Vtrum cælum fit compoſitum ex mate . rid , forni. DISPVTATIO XVIII . Næc Celum, nec animam rationalem , nec Angelam eiſe compoſica exmateria , & forma contra quoſ daw recentiores Scouſtas . C. Vnic. 731 Vtrum conceptus generis fit alius à concept u diffe rentie , ſpeciei. 695 Thomiltarú , & aliorú opinio , & confutatio . 6.1.695 Opinio Scoto, & folutio aliorun.c.2 DISPVTATIO ' VI . 699 DISPVTATIO XIX. Vtrum omnis creatura fit compoſita ex materia , como foruba , ex potentib , autu . Virum differentia diuifiuig? neris inferioris inclu . Opinio afferentium omnes creaturas eſſe compoſi. dat differentiam gencris juperioris formaliter . tas ex materia , & forın potentia & actu refellitur & opinio Scoti explicatur.c.I 733 Opinionesalioruin.c . 702 Obiectiones A tucrinorum contra doctrinam alli Alata opinio retellitur , & vin ftatutis.c. 733 cam Scoti lefel iniur, c.2 736 DISPVTATIO XX. DISPVTATIO VII . Virum vniuerſale ſit aliquid in rebus. 704 DISPVTATIO Vtrum ex matéria , e forma fiat vnum per fe . Aliorum opinionibus confutatis exponitur opinio Scou.c. Voici XXI . 738 Ptrum in compoſito ſubstantiali fint plures forme ſubſtantiales. 704 SVPER LIBRVM NON VM . DISPVTATIO XXII . DISPVTATIO I. 1 Verum totum eſſentiale diſtinguatur a luis partibus ; De diuiſione entis in potentiam , actum , in ef fimulfunptis .cap. Vnicum . 704 Seniamy w exiſtentiam , SVPER LIBRVM OCTAVVM . Vitum potentia , & actus opponantur, &quaoppo tucione ; vbi op.no Henrici de cflentia , & ex DISPVTATIO PRIMA . Itentia conturauir . C. I 755 Opinio Thomiſt. de diſtinctione en is in potentia, Vtrum in motu alterationis oporteat manere idem & actum retelitur , & opinio Scoti explicatur . fubie &tum fiinpliciter ſub zeroq; terminorum , 757 Rationes Aduerſariorum primo , &ſecundo capite Quid fit dicendum , & reſoluțio objęđionum in con adductæ foluuntur'.c.3 760 716 Obiectio ex Saclano,&corundem reiectio, c.2.718 DISPVTATIO II. DISPVTATIO 11 . V trum ejentia, exiſtentia in ente creato actuanter onijiente dijtinguuntur . * Vtrum accidens ſit compoſitum intrixſece . Eficntiam C.2 trariuin.c . b 3 . 1 IN DE X. DIS . 762 Blora afikas JIPEL " SI 12.00 : 781 IV . Effentiam , & exiftentiam non realiter , nec ratione c'tantum , fed formaliter diftingui, & opinionem Sco SVPER DECIMVM LIBRVM : ti elleveram defenditur . c. I Quid ſit exifteptia creaturæ , & an habeat aliquas cau DISPVTATIO I. Tās , & caufalitates, & quædam aliæ quæftiones de cxiſtcntia enodantur .c.2 767 ptrum verum ſit illud Axioma,primum invnogue que genere eft metrum , o menfura omnium , que DI S P Y TA TIU III. ſuntin illo genere : y trum potentia ſuficienter diuidat!ır in actiuam , Quid Ge menſura,& quæ conditiones eius vbi de du o paſiuam , earum diffinitiones ſint ratione,de æternitate, & to , & aliis inenfuris agi reita aſſignatæ . tul.C.1 813 Yerus intellectus propofitiAxiomatis.C.2 817 Obicctiones cótra vtráq ; partem adducútur.c.1.770 Diuifionem potentiæ in actiuam , & pafſiuain eſte DISPVTATIO II . difficientem , & diffiniționės vtriuſq; potenciæ ef de l'ecrè allignatas , 6.2.1 . 771 Vtrum vnum , multa opponantur contrarie, vbi DISPVTATIO IV . de paſſionibus entis agitur : 1 Firew.idem moreripoſſit à ſeipſo,velvt alij loquit Quomodo vnum lic paflio ſimplex , & difuncta en tir' , Vtrum potentia actiua , & paffiua jem tis, qualis fit diuitio entis in vnum , & multa, & qua per ré , ú ſubiecto differant. lis ipforum oppofitio.c.vbic , 819 Opinio Thomiſt. & aliorum tenenrium parcein nega DISP V TATIO II.1 ) tiua ,nimirú ide à feipfo moueri non pofle.c.1.775 Allata opinio refellitur . c 2 777 V ti un,ptáralitas ſei diuifibilitas fit prior Rationes pro Aduerfariis primo capite a iductæ ſol vno , jer indiuiſibílı, oc. uunub. 6.3 DISPVTATIO V. Quid fit dicendum breuiter aperitur . c.vnic. $22 Vtrum omnis potenti 1.fite tantum attina, veltātum DISPVTATIO paliud ,vel aliqua fit fimul actiua, o pajuna . V trum à priuatione ad habitum ſit poſibilis Quedamquæſtiunculæ de potentia tractaræ à Scoto regreſſus jeù tranſmutatio : an hoclibro Nono breuiter explicantur ic. i 784 Eamdem potentiam poffe efle actiuam , & paffiuan Ruid fit dicendup . c.ynic, i $ 23 nedyn selpecriducrforum ,led relpectu tuijpfi us , & quomodo . c.2 DIS P Y TATIO YA D'ISP V TATIO VI . Vtrum identitas abſoluta , a relatiua fint eadem V tim potentia paſina diuidatur in potentiã notu . entitas an distinci e realiter . i ralerno upernaturalé,jei obediétialé,a violétă . Opinio Aduerſariorum refellitur cum ſuis fundansé Diftinctionem allatam eſſe de potentia paffiua, non tis, & opinio Scoti explicatur, & prob.c.ynic, 8.24 actina. L'orenciain obedientialem acuvam non da. ri , & membra omnia fecundum doctrinam Scori DISPVTATIO VI . elle intelligenda . C. vnic. Vtrum idem, & diuerſuin habeant inediú. c.vnic. 825 DISPVTATIO VII . DISP V TATIO VII . V trum aétus ſit prior potentia .. V triem media cõt: ariorū ſint cöpoſita ex terninis : 10 cuo ſenſu ſit vera , & quid dicendum explicatur . 790 Duæ contrariæ opiniones adducuntur in propoſita DI S P V. T A TIO VIII . queſtione , & an duo contraria poflint elle in co. dem fubiecto.c.I 828 Vtrum actio fit in agente, vel in paflor 791 Quid fit dicendum de vtraque, opinio allata , & opiu nio Scoti explicatur. C.2 829 DISPVTATIO IX . Quçdam alia adducuntur ad majorem declaratione; Kanduio contaria in fumino de potentia Dei ab y trum differentia ,quam alignat Philofophus inter ſoluta pollint elle fimul. c.; potentias rationales , e irrationales fit conuenienter poſita . DISPVTATIO VIII . Rationes contra allaraw differentiam aßignatam ab Vtrum formæ ſubſtantiales formaliter repugnantes, Anttotele.c.dk 791 opponantur oppoſitione contrarietatis . Rclolutio quæftionis.c.2. 792 Arguincita primo capite adducta ſoluiuntur.C.3.794 Opinio aferens formas ſubstantiales eſſe contrarias cțiin tus fundamencis . eil 834 DISP V TA TI O X. Fundamenta quædam pro veritate inueftiganda , vbi de natura oppofitorum agitur. c. 2 835 V trum detur aliquis aétus malus in voluntate ſine Solutio principalis dubitationis, & rationes pro pri vlla ignorantia in inielletin.c. unic. 795 maopinione.C.3 DISPY D 786 788 D C.vic . 8'32 ? That 837 INDEX . p.838 + 841 + C.2 1 IX ! tur . C. 2 2 ? ! ? 01.107889 D'I.SJP V TTATII D IIX . Obiectio quid tun'ex Scoto ipfo ,& ex recentioribus aduerſus ſecundam partem quartz conclufionis fit l'trum corruptibile , e incorruptibile differant perius probatæ , probans rarionc naturali pode de pluſquam genere monftrari Deum eſtepropriè omnipotentem ,reij. citur.c.3 . 913 SVPER LIB. VNDECIMVM . Alixrationes exrecentiotibiis ad idem adducuntur, & foluuntur . C.4 916 DISPVTATIO PRIMA . An verum fit Deum poffe faccreomze illud , quot non implicat contradictionem.c.s. 919 Vtrum primæ quatuor qualitates fint for , An Deus ponit facere fimul omnia quæ poteft , & an me ſubſtancialeselementorum . poſit facere in infiniçum . c.6 1.0.71*!! 920 Opinio affirmatiua cu niluls fundamentis. ca.: 839 DIS P V TA TIO VIII . i Fundamenta pro opinione Græcorum.c . 2 Primaratio contra opinionem Græcoram adduci- vtrum potentiæ in Deo diſtinguatur ab 1842 tur.C.3 tia ,& voluntatealiquomodo,fie cius fcien Aliæ rationes ad idem . C.4 8.46 Intellectum , &voluntatem detur potentia efe Quædam ali rationes ad idem.c.s 848 cutiua in Dco , quid in Angelis . 0 Solutio rationum in oppoſitum . c . 6 851 Deopinione Auerroes.c.7 , s'agi ! 855 Opiniones aliorum cum fuis fundamentis.c.r924 Explicatio opinionis Scoti ; & confutatio aliarum . EDIS P V TAT I II... !" 927 T1092 !! - Vtrum generatio , corruptio fiant in inftanti . DISPVTATIO Opinio áfferentium ſubſtantiam ?ſucceſſiuélgenera. Quid comprahendati fub'obie & o omnipotentiæ : ricum ſuis tuntamientis . c.I 858 Opinio allata refellitur , & omnem generationem An omnipotentia fe extendar'adactis notionales ſe ſubſtantialem fieri in inſtanci cum Arift.defendi cundum Theologos . c.i 930 Limas. 3839 Anomnipotentia fe extendat ad creationem Angelo Rationes aduerfariorun foluuntur . C32.862 : rum , & quid fit dicendum fecunduin Theologos, 00061: Jorcu & quid fecundum Philosophos.c.2 932 SVPER LIB . DVODECIM VM . Lupe pie DISPVTATIO X. Diſputatio . 1. 2. 3 . Vtrum Deusfit ſimplex , & omnis creatura ſit com DISPVTATIO IV . politan 934 Vtrum omnis productio , velindu &tio cuiufcumque DISPVTATIO XÍ . forma fit pniuoca , ſoue à fuo ſimili .. perrun solum Deus fit inmutabilis. Quid fit dicendun aperitur.C.I Rationes in oppoſitum foluantur, &quomodo meti13 Deum in ſe ele irmutabilem probatut rationibus fit caula caloris , Co2 891 Philofophorum , & Theologorum.co. 936 1.1 Analiquid aliud á Deo habeat immutabilitatem , DISP V T A TIO V. " IWA quid lenſerincPhilofophi . c . 2 932 Obiectionescontradeterminata tisperivis, & opinio Vtrum animarationalis (it'immortalis . eorum , qui dicunt Deum agere libere ad extraie cundum Philofophos , & endem confutatio.c.3 DISPVTATIO VI . pag 944 Rationes pro' opinione Philoſophorum , quod Deus Venum detur vnum primum ens infinitum , quod eſt agat necefario ad extra ,& quod dcntiraiiqua ca Deus,in qua rationibusnaturalibus demonftratiuis tia ex fe neceffe eiſe ,adducantur , & eadein opinio proceditur , contra Atheiſtas.c. 1 892 retelliill's Cof 245 Quædam præambulæ conclufiones ad probanda'n Deum effe immutabilem quoad intellectun, & volú primamens ex triplici primitate prædicta elle in tatem , & quomodo.c. 5 9 + 9 finitum præmittunur. cap.2 897 Rationes pro Philofophis foluuntur.c . 6 955 Primum ens triplici primitate præmiffa effe infinitú Quæ virtutes cx ijs que conſequentar voluntatein $ erat fecundum principale intencū prob.c.7 . 399 Tint in Deo.c.7 956 Rationes D. Thom . & aliorum , quibus probant Deā elle infinitum ,adducuntur, & reijciuntur. C. +. 901 DISPVTATIO XII . DISPVTATIO VII . V trum dctur infinitum actu in permanenti bis , c filceclivis . Vtrum Deum eſſe omnipotentem poſſit natnrali ratione , neceſjaria demonſtrari . Status queſtionis , & rationes quaſdam recentiorü , quod mundus non pocucrit elle ab æterno , non có Explicatur çitalis quæftionis , & quid fit dicendan. cludcre oftendicar , c . 960 quoad demonſtrationem propter quid.c.1 905 Opmio eorunqai affcrun dari infinitum aétu tam Quid dicendum quoad demonftrationem quia , tam in permanentibus,gratia fuccelifuis adducitur , & fecundum Philoſophos , quam fecundum Theolo reijcitur.6.2 962 gºs,& quoinodo diſcrepent Philoſophi à Theolo . Pofitio Scoti , & folutio rationum in contrariain . gis, c.2 C : 3 966 b 4 DISPV . 889 1 892 !N51 908 I N D E X. DISPVTATIO XXVI. 4 DISPVTATIO XIII. ; ) Vtrum attributa diſtinguantur inter ſe , ab eſſentia Dei . P.967 DISPY TA Ţ IO XIV, De voluntate Dei . Aſignantur loca in quibus præcipuię difpufationes pertinentes ad voluntatem Dei ab Auctore tracta . tur , & oftenditur Deum amare le , & alia extra ſe , & quomodo . Caput Vnicum . i DISPVTATIO XXVII . 978 Vtrum Deus fit Immenſus. P.968 Tio DISPVTATIO X V. An voluntas Dei ſemper implcatur . 982 P.968 DISPVTATIO XXVIII . ) INDI Diſputatio primacontra Atheos . DISPVTATIO XVI. Diſputatio ſecunda contra Atheos . DISPVTATIO XVII . An Deus contingenter velit , & eius voluntas abalie quo determinetur . 963 51982 ' 1 DI S P V.T A TIO XXIX. Diſputatio tertia contra Atheos . 968 De alijs fubjt antiis.è prima distinctis . DISPVTATIO XVIII. Naturalitatione porce probari dari ſubftantiasabſtra & tas , & rationes in oppofiuum efle nullas . cap. . Vnicum , 982 12 Diſputatio quarta contra Atheos. 968 DISPVTATIO XIX . Si Ariftoteles demonſtrauit Mundum elle æternum . pag . 963 Devi DISPVTATIO XXX . DISPVTATIO XX . Vtrum Angelus , Anima rationalis dif ibi ... ferant fpecie , OS Opiniones aliorum . cap. 1 . 933 Opinio Scoti, & AnimcellectualitasAngeli , & Ani mæ rationalis ſpecie diſtinguantur , &An potentiç ſpecie diftinctæ poflint veulari circa idem objectú cap 2 . 985 V trum primum Cælum moueatur immediate à pri mo motore : 963 DISPVTATIO XXI . . (TER DISPVTATIO XXXI. Vtrum Philofophus poſuerit omnes intelligentias ejfe vigoris infiniti . 968 DISP V T A TIO XXII. V trim Anima intelle &tiua in corpore habeatpro priumeße cxiftentiæ diſtincim ab elle compos Jiii , len vtaly ducuntsAn in corpore fubfiftatvel vt quo , vel vt quod . Opinio D. Thomæ ratiqpibus Scoti confutatur , & eiuſdein ſententia explicatur , cap.I Defenſio Thomiliarlim . cap . 2 Allata opinio refellitar , cap.3 , 990 Virum Cælum ſit animatum . 968 DI S P v T A TIO XXIII . 937 988 Vtrum Dcus ſit inuiſibilis , Incompræbenſi bilis , & ineffabilis . DISP V IA TIO XXXII , Nils An Deus fit viſbilis oculo corporeo , & quid de his tribus attributis fit dicentum . cap . Vnic. 968 DISPVTATIO XXIV . V trum ſeparatio Animerationalis à corpore , cu Status animæ rationalis exiia corpus violenter, an naturaliter.compeiani animæ rationali ;. Opinio Thomiftarum , & Sequaciun cum liris fun damnentis . cap. I. 294 Op :nio Scou explicatur , & præcedens refellitur . cap.2 V trum Dcus ſit ſubstantia viuens intellectua lis , feliciſſima. 996 Attributa prædicta competere Deo probatur . Vnicuni . DISP V TATIO XXV . сар . 971 DISPVTATIO XXXIII . De scientia Dei . Vtrum omnes. potentiæ animæ rationalis inſint anim & icparita · Quid Git dicendum de Vegetatiua , & Senſitiua , re iecta opinione affirmatiua . cap . Vnic . 999 DISPVTATIO XXXIV . Quomodo ſcientia ponatur in Deo , quomodo Intel . Toetus, Intellectio , & intellectuin in eo fint idem & An ſcientia fit de cilentia Dei in primo modo dicendi per ſe . cap . I. 973 Vtrum fecundum Ariflo :clem Deus habeat cognitio nein aliarum rerum extra ſe . cap.2 975 De cognitione animæ ſeparat & . Ananima ſeparata cognofcat quidditates , & res ,quas coniuncta cognofcebat, & quid dicendum reiectis opinionibus oppoſiris . cap . Vnic. 1001

Thursday, April 1, 2021

Grice e Falzea

Motivi volontaristici e imperativistici sono presenti nel pratico e volitivo spirito dei romani. Nemmeno tra i romani tuttavia troviamo formulate dottrine filosofiche che si propongano di ricondurre compiutamente il diritto alla volontà o al comando. Il lato imperativistico del diritto emerge piuttosto in singole tesi o massime di giuristi. Si ricordi il noto passo di Modestino riportato nel Digesto: « Legis virtus haec est: imperare, vetare, permittere, punire" (D. 1, 3, 7); o l'altro detto, di Ulpiano, ancora piu indicativo sotto il profilo volontaristico che sottolinea l'importanza della volonta del sovrano per la validita della legge: "quod principi placuit legis habet vigorem" (D. 1, 4, 1). Ma le espressione forse piu significative si trovano in un luogo di Gaio, nel quale egli, dopo aver distinto varie fonti del diritto romano, le caratterizza cosi: "Lex est quod populus iubet atque constituit. Plebiscitum est quod plebs iubet atque constituit ... Senatusconsultum est quod Senatus iubet atque constituit" (Gai 1, 3, 5). Il rapporto regola giuridica-commando risulta ormai fissato in maniera esplicita, mentre e IMPLICITAmente enunciato il rapporto tra il comando (iubere) e l'imperativo (constituere). Rientra in questa configurazione  volontaristica e imperativistica del diritto la concezione della consuetudine come iussum populi, un comando del popolo alla stessa stregua della legge: lex lata sine suffragio. Ma e con la compilazione giustinianea che, associato al processo politico dell'epoca imperiale, il volontarismo giuridico ottiene la sua prima grande e compiuta affermazione. A cio concorsero due fattori strettamente collegati. La volonta d'onde promana la regola giuridica e adesso individuata e circoscritta nella persona dell'imperatore. La netta separazione, su piano empirico, tra interpretazione e applicazione della legge e la regolar rigorosa che riservava allo stesso imperatore il POTERE INTERPRETATIVO (nel senso di risoluzione dei casi dubbi) esaltano il peso della volonta imperiale, impedendo che altri, giurista o giudice che sia, possa sustituirsi, alterandola o integrandola, a quella volonta. E ben noto il monito che Giustiniano, sulla presunzione della completezza e perfezione della propria opera di legislatore, rivolgeva ai giuristi: « ... nullis iuris peritis in posterum audentibus commentarios  illi adplicare et verbositate sua supra dicti codicis compendium confundere: quemadmodum et in antiquioribus temporibus factum est, cum per contrarias interpretantium sententias totum ius paene conturbatum est sed sufficiat per indices tantummodo et titulorum subtilitatem quae paratitla nuncupantur quaedam admonitoria eius facere nullo ex interpretatione eorum vitio oriundo" (C. 1, 17, 1, 12); e quello ancor piu energico e perentorio che gia in precedenza era stato fato ai giudici da Valentiniano e da Marciano: "Si quid vero in idsem legibus latum fortassis obscurius fuerit, oportet id imperatoria interpretatione patefieri duritiamque legum nostrae humanitati incongruant emendari" (C. 1, 14, 9). La prassi non poteva non smentire questo ambizioso proposito, la cui formulazione, tuttavia, giova a chiarire come una concezione volontaristica possa trovare un effetivo riscontro nella realta solo a patto che la VOLONTA legistlativa venga aggiunta a fonte unica del diritto al di fuori di ogni condizionamento esterno e risultati garantita nella sua fedele applicazione ed esecuzione.